"Il gruppo del partito democratico della Camera ha depositato un'interrogazione parlamentare al ministro della Cultura Alessandro Giuli per chiarire per quali ragioni il documentario su Giulio Regeni (foto) non abbia ottenuto i finanziamenti pubblici". Prima firmataria la segretaria Elly Schlein. Ecco che il doc Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, che il regista Simone Manetti ha dedicato alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso all'inizio del 2016, diventa un caso tutto politico. A scatenare il putiferio la pubblicazione della graduatoria dei progetti di produzione della prima sessione 2025 dei contributi selettivi della legge cinema voluta da Dario Franceschini. Si tratta di contributi che lo Stato dà al settore cinematografico non in forma automatica, come il Tax Credit, ma a discrezione di 15 esperti nominati dal Ministro della Cultura nel settembre del 2024.
Per i documentari sono 5 gli esperti della sottocommissione preposta (Sezione 3), si tratta dell'avvocato Giacomo Ciammaglichella che ne è anche il coordinatore, del docente Pasqualino Damiani, dell'esperta in comunicazione già deputata della Lega Benedetta Fiorini, del curatore di eventi e scrittore Pier Luigi Manieri e della fondatrice del MedFilm Festival Ginella Vocca. La sottocommissione, che diversamente dal passato è retribuita, ha dovuto valutare 118 domande di contributo, finanziandone ben 35.
Proprio al 36° posto, con un punteggio basso sul criterio della "qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto" che ha portato a un totale di 66 punti (il minimo è 80), troviamo Giulio Regeni - Tutto il male del mondo prodotto da Ganesh Produzioni e da Fandango che, con un costo complessivo di 381mila euro, ne chiedeva 131mila.
La curiosità - nessuno lo ha ricordato - è che il progetto su Regeni era già stato bocciato una prima volta, nel luglio 2025, dalla stessa sottocommissione in cui al posto di Fiorini e Manieri sedevano Tiziana Carpinteri e Stefano Zecchi.
Ma è proprio il fatto che ora il progetto, già finito e uscito nelle sale, sia il primo tra gli esclusi (l'altra volta era molto più in basso) a far capire che la sottocommissione non abbia agito compatta, c'è chi si è speso per dargli comunque una visibilità e una dignità.