Magistratura

"Nessuno scandalo, esami utili. Prove diverse per giudici e pm"

Il docente emerito di psicologia all'Università di Catania: "Da un secolo sono previsti per molte professioni: farli anche per i magistrati non lede alcuna prerogativa"

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«Si tratta semplicemente di determinare all'ingresso in una professione se un candidato è equilibrato», dice Santo Di Nuovo, docente emerito di psicologia dei test all'Università di Catania. «Dov'è lo scandalo? Dov'è la difficoltà? Si fanno da un secolo, per chiunque».

Professore, la domanda chiave è: si possono fare dei test psicoattitudinali agli aspiranti magistrati senza invadere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura? Dopo il decreto del governo si sono in giro un sacco di giudici preoccupati.

«Ma certo che si possono fare! Nelle selezioni che noi facciamo i test psicometrici sono utili all'interno di una valutazione complessiva, non possono essere utilizzati sciolti. Aggiungono semplicemente degli elementi di valutazione in più».

Preoccupazioni infondate, dunque?

«Assolutamente. Per ogni professione ci sono criteri per stabilire quali sono le competenze tecniche e le caratteristiche utili. Si fa da sempre, iniziò un secolo fa padre Agostino Gemelli che faceva i test ai piloti d'aereo su incarico del governo. Oggi sono previsti per un sacco di professioni, non vedo l'ostacolo a farli anche per i magistrati. Secondo me si è fatta un po' di confusione in questi giorni, si è parlato del Minnesota che è un test di personalità patologica, un Mmpi, multiphasic personality inventory. Qui si tratta invece di test psicoattitudinali che sono fattibilissimi, non ledono nessuna prerogativa, consentono semplicemente di prendere persone adeguate alla professione cui sono destinate. Certo, facendoli solo all'inizio della carriera non si ha la certezza che uno poi non perda la bussola strada facendo. Millanterei se dicessi che un test accurato può dirci come si comporterà un soggetto tra venti o trent'anni. La gente cambia. Uno può essere equilibrato oggi e poi andare fuori di testa».

Accade spesso?

«Accade. Anche tra i professori universitari».

Quella di giudice però è una professione particolare.

«Le assicuro che siamo in grado di preparare le batterie di test adeguati anche per gli aspiranti magistrati».

Quale sarebbe la prima capacità da testare?

«In primo luogo le capacità logico-deduttive. Non dico che devono essere tutti degli Sherlock Holmes, ma quel tipo di capacità è sicuramente alla base del loro lavoro, è uno dei predittori ed è semplice da valutare».

E poi?

«La capacità di comunicazione. La chiediamo agli insegnati, non vedo perché non dovremmo chiederla ai magistrati».

Non andrebbero testati anche le capacità empatiche, il tasso di cinismo o spietatezza?

«Tutto può essere testato. Poi dipende che tipo di magistrato si vuole. Una quota di cinismo io penso che per loro sia indispensabile. Penso alla mia esperienza come giudice onorario nel tribunale dei minorenni, lì se ci si fa governare dall'empatia va a finire che si giustifica qualunque cosa e non si condanna più nessuno. Anche l'empatia verso le vittime va tenuta sotto controllo, altrimenti nei processi per codice rosso si condanna sempre».

Detto così, sembra quasi semplice.

«Partiamo dal principio che non esistono soluzioni semplici per problemi complessi, e questo indubbiamente lo è. Ma dal punto di vista tecnico si tratta solo di trovare gli strumenti adeguati. E le garantisco che ci sono».

Lei è convinto che i test per i giudici servano?

«Servono per i militari che devono andare in guerra e quindi servono anche per i magistrati. Sono entrambe professioni pericolose, per sé e per gli altri».

Ha senso somministrare ai futuri giudici lo stesso test di chi andrà a fare il pubblico ministero?

«Tecnicamente sarebbe uno sbaglio, le capacità da testare sono diverse, un magistrato giudicante deve avere sicuramente delle

caratteristiche diverse da uno che fa le indagini: da uno ci si aspettano capacità valutative elevate, al pm si possono testare aspetti simili a quelli di un poliziotto. Ma per fare test separati dovrebbero prima separare le carriere».

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