È facilissimo trovare Ilaria Salis: basta seguire il casino. Lei, cercata a suo tempo dalla polizia italiana e poi da quella più cattiva ungherese (ieri anche da quella tedesca) aveva bisogno di un domicilio pratico e allora ecco che il nostro Paese (parte di esso) gliel'ha notoriamente trovato a Strasburgo, da dove Ella spiega che l'Italia è un regime. E come si combattono i regimi? Si combattono, cominciando dalla fine, partecipando alla manifestazione di ieri "contro le guerre ma anche contro il governo Meloni" laddove l'europarlamentare eversivo-chic era fisicamente nello stesso corteo che registrava striscioni pro Cospito (anarchico incarcerato al 41bis) e sit-in sempre anarchici oltre a una ghigliottina di cartone con le foto di Meloni, Nordio e La Russa.
Che c'entra la Salis? C'entra, perché il mondo della Salis è tenuto insieme da denominatori precisi tra i quali appunto Alfredo Cospito come totem, e, attorno a lui, una costellazione di antagonismi e anarchismi "di movimento" dove protesta radicale, illegalità politica e solidarietà militante finiscono regolarmente per toccarsi, o per toccare troppo da vicino ordigni esplosivi come quello che il 20 marzo scorso ha ucciso un paio di anarchici sempre della galassia Cospito. C'entra, la Salis, perché i sabotaggi ferroviari d'inizio febbraio scorso, a Pesaro e a Bologna correvano sullo stesso binario giudiziario che da anni passa e ripassa dalle stesse stazioni: No Tav, Askatasuna, sempre anarchici e generici "esperti del disordine". C'entra, la Salis, perché altre carte giudiziarie l'hanno vista spuntare come soggetto "particolarmente impegnato" oltre a indicarla già nel 2014 dall'Antiterrorismo di Milano come "raccordo" tra detenuti e complici.
Più nel dettaglio (come solo Il Giornale ha scritto) nel luglio 2014 vennero arrestati a Milano degli anarchici legati al giro No Tav (circolo "La Mandragola") e tra gli arrestati c'è tal Nicola Sala, che con la Ilaria Salis intratteneva rapporti epistolari come si legge da un documento dell'antiterrorismo poi spedito alla procura di Torino; la Salis è descritta come soggetto "particolarmente impegnato" sul binario No Tav ed era indicata come "raccordo" tra detenuti ed esterni; il suo ruolo veniva associato anche a forme di protesta legate alle udienze del processo torinese No Tav, e nelle stesse carte giudiziarie, parentesi, c'era anche il nome di Alfredo Cospito, sempre lui, l'anarchico; la Questura lo descrisse come un pezzo dello stesso circuito in cui si muoveva lei, la Salis. Parentesi: Nicola Sala, l'anarchico assistito in carcere dalla Salis nel 2014, è poi stato condannato per uso di molotov, petardi, razzi, resistenza aggravata e detenzione e porto di armi da guerra.
Poi si cresce. A Monza, dove la Salis viveva, nel 2017, compare in un corteo durante una giornata di tensione culminata in un gazebo della Lega devastato: lei nel corteo c'era, così come era di casa nel centro sociale "Foa Boccaccio" dove è cresciuta politicamente, diciamo così.
Poi eccola inabissarsi, come tantissimi di un mondo sommerso: divenuta nota per meriti speciali (in Ungheria) rieccola simbolicamente a Palermo il 25 aprile 2024, in un corteo con bandiere Anpi, sindacali e palestinesi con slogan per la liberazione di Cospito e di Salis insieme; il suo nome è condiviso dallo stesso immaginario dell'area anarchica. Due mesi dopo eccola rivendicare la propria adesione ai movimenti per la casa e a sostenere che l'occupazione di una casa non tolga nulla "se non al degrado, al racket e ai palazzinari".
Poi eccola idealmente a Torino con Askatasuna a inizio febbraio scorso: dopo le violenze e l'episodio del poliziotto picchiato e martellato, la Salis prima si dispiaceva di non aver potuto partecipare (al corteo) e poi parlava di "abusi di polizia" da collegare col "pacchetto repressione" del governo: è un vizio.
Si arriva a ieri, perché dove c'è antagonismo, occupazionismo, anti-repressismo eccetera (Askatasuna o Cospito che siano) ecco che il nome di Salis spunta sempre. E si continua. Altri casini non mancheranno, lei neanche.