E anche la Cartabia chiude a nuove mediazioni. "Modifiche già approvate da tutti i partiti"

La Guardasigilli cita Falcone e Borsellino per legittimare il testo come "presidio antimafia". E ricorda: "Chiunque ha rinunciato a qualcosa". Gli impegni con la Ue

E anche la Cartabia chiude a nuove mediazioni. "Modifiche già approvate da tutti i partiti"

«Questa non è la riforma Cartabia, ma la mediazione Cartabia: il testo approvato non coincide con la proposta originaria» replica secca la Guardasigilli a chi chiede nuove modifiche in Parlamento: un modo di dire che i cambiamenti che si potevano fare sono già stati fatti. I tempi dei processi vanno ridotti, ribadisce, del 40% nel civile e del 25% nel penale, per non perdere l'aggancio ai fondi del Recovery.

Bisogna tornare con la mente alla tarda serata dell'8 luglio scorso, quando dopo giorni di polemiche e distinguo, era arrivato il comunicato del governo sulla riforma della giustizia penale. Una staffilata, come le parole del premier, Mario Draghi, durante un consiglio dei ministri teso in cui aveva chiesto compattezza e niente proteste. La parola chiave allora era «unanimità». Tutti i ministri avevano votato sì.

Fine delle trasmissioni? Tutt'altro, perché dal giorno successivo, nonostante o forse proprio per la tutela del Colle, la riforma Cartabia è stata oggetto di bersagli di ogni genere, sull'improcedibilità al posto della prescrizione, sui tempi per i processi d'Appello e Cassazione ritenuti impossibili, sull'inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte della Procura, sulla lista dei reati di particolare gravità per cui allungare i tempi dei processi. Gli ultimi a chiedere ritocchi sono stati il segretario del Pd, Enrico Letta, e il leader di M5S, Giuseppe Conte, che ieri si è confrontato con Draghi sul tema. Ma proprio come il premier esclude modifiche, se non qualche «aggiustamento tecnico» (leggesi contentino), ancor di più la Cartabia, precipitata dal mondo della Consulta all'arena del teatro politico. Così Cartabia si è affrettata a mettere i paletti, nell'anniversario della strage di via D'Amelio, a Palermo, dove il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino veniva ucciso con la sua scorta. Non erano trascorsi due mesi da Capaci, con l'assassinio di Giovanni Falcone. In un convegno al Palazzo di Giustizia di Firenze, Cartabia cita gli scritti dei due magistrati, come ispiratori della riforma: «Una giustizia che funziona è il primo presidio contro la legge del più forte, contro le infiltrazioni della criminalità organizzata che oggi sono più subdole ma non meno gravi».

Ma soprattutto ricorda che all'esame del Parlamento c'è una riforma approvata dal governo «dopo mesi di confronti a 360 gradi e di lunghe e pazienti trattative a cui hanno partecipato e dato un contributo tutti i protagonisti politici della maggioranza». Aggiunge che tutti hanno rinunciato a qualcosa «per portare a termine una riforma che è indispensabile, come abbiamo visto, anche per gli impegni assunti in Europa».

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