"Che li recintino - dice una signora col fazzoletto dell'Anpi - e facciano passare gli altri". Sono le 15.05 e il corteo è già bloccato all'incrocio tra corso Venezia e via Senato, in una situazione di stallo e tensione destinata a durare oltre un'ora. Il cordone di polizia in tenuta antisommossa e quello dei volontari dei City Angels vengono fronteggiati da un contro-cordone di pro Pal che sta dando seguito al suo proclama: "Fuori i sionisti dal corteo!" È molto peggio di quanto si temesse. "Un disastro" ammette qualcuno.
Urla a squarciagola e occhi fuori dalle orbite, una massa di fanatici accerchia lo spezzone di Brigata ebraica e iraniani per impedire che arrivi in Duomo. Vuole cacciarli. Non solo, vuole metterli in fuga tra improperi e cori. Umiliarli. "Ve ne andate sì o no?", scandiscono. E quando alla fine, gridando "Libertà! Libertà", questi escono dal corteo - scortati - li segue insultandoli verso via Fatebenefratelli, dove una delegazione della Comunità guidata dal presidente Walker Meghnagi viene ricevuta in Questura. E parla con il ministro Matteo Piantedosi.
Gli agenti bloccano gli esagitati. Ma è una giornata amarissima. A 88 anni dalle leggi razziali, la sinistra estrema ha cacciato gli ebrei milanesi dalla ricorrenza civile più importante, quello che celebra la Liberazione. "Ci hanno urlato anche siete solo saponette mancate", denuncia Lele Fiano (Pd). "È il cinquantesimo anno che partecipo alla manifestazione. È una sensazione orribile essere espulsi da un corteo che dovrebbe celebrare la libertà".
Nel corteo sventolano bandiere di ogni tipo: di Hamas, di Hezbollah, indisturbata quella islamista degli ayatollah; poi campeggiano le foto di Mohammed Hannoun e degli altri arrestati con l'accusa di aver finanziato Hamas. Spunta pure una vecchia bandiera jugoslava. Gli unici che non hanno cittadinanza sono i vessilli della Brigata ebraica e dei dissidenti iraniani sostenitori dello scià. Una pro Pal dà in escandescenze: "C'è una foto di Netanyahu!", ma è l'immagine di Pahlavi. È un delirio. "Se questi ebrei sono contro la guerra non ho niente contro di loro", una donna giustifica così l'aggressione. Ma tutti giustificano. Nella folla, sempre più agitata, gruppetti oltranzisti ma anche tantissima gente che si ritiene perbene, democratica e progressista. È il giorno del fanatismo di massa. Ed il giorno della vergogna per la sinistra, che di fronte allo scempio degli estremisti si squaglia. I servizi d'ordine di Anpi e sindacati si defilano. Il Pd se ne lava le mani. La sinistra si è divisa sì, ma sul grado di odio. "Questo è anche il clima che si è creato in quest'ultima fase" commenta il sindaco, Beppe Sala, entrato a metà corteo. Ma se il clima è questo è perché la sinistra ha lasciato che fosse questo. "Vanno condannati assolutamente gli insulti contro la Brigata ebraica per impedirgli di manifestare" dichiara il leader 5 Stelle Giuseppe Conte, lo stesso che aveva postato un video per chiedere agli ebrei italiani di "dissociarsi" da Israele. La sinistra ha lasciato campo libero a questo delirio. E alla fine di un giorno drammatico dà voce all'ipocrisia. Il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo rilascia una surreale dichiarazione: colpevole della violenza sarebbe chi l'ha subita. "Quello che fanno è incitamento all'antisemitismo" lo accusa Meghnagi.
"Quello che è accaduto non è solo una violazione dei diritti del mondo ebraico e iraniano: è una ferita costituzionale di gravissima portata" attacca dalla Brigata ebraica Davide Romano. "Un fatto gravissimo - dice l'ex presidente di Anpi Milano Roberto Cenati - un modo ignobile e scellerato di celebrare il 25 Aprile". "Oggi il 25 aprile è morto" ammette l'ex pd Paola Concia. È una constatazione.