La verità sul ruolo della Guardia costiera libica

Secondo i dati resi noti dall'Oim, il numero di migranti respinti dalla Guardia Costiera libica è stato incisivo in questi primi cinque mesi dell'anno

Ecco il vero ruolo della Guardia Costiera libica sull'immigrazione

Si trova spesso sotto i riflettori per via delle polemiche relative al suo operato e alla sua composizione. Eppure la Guardia Costiera libica ha un’incidenza molto importante nel controllo del flusso migratorio verso l’Italia. In questo 2021 peraltro, la rotta libica è tornata ad essere quella principale. Appare quindi chiara l’importanza del suo ruolo per evitare ulteriori emergenze migratorie nel nostro Paese.

L’attività Guardia Costiera libica

La stagione degli sbarchi dei migranti in Italia ha preso il via durante il pieno inverno, già all’inizio del nuovo anno. Quelli tracciati dal Viminale sono numeri che fanno capire come il fenomeno migratorio, a differenza degli altri anni, abbia fatto scattare il campanello d’allarme prima dell’arrivo della stagione più favorevole ai viaggi via mare. Sono 12.894 i migranti approdati nelle coste italiane ad inizio del mese di maggio contro i 4.184 dello stesso periodo dello scorso anno. Ma questi numeri sarebbero potuti essere il doppio se non fosse stato per l’intervento della Guardia Costiera libica.

La funzione di quest’ultima è quella di intercettare i migranti che, in acque libiche o poco più distanti, cercano di attraversare il Mediterraneo e farli tornare indietro. L’Oim nei giorni scorsi ha rilasciato i dati dei migranti intercettati in mare e respinti in Libia: in totale il numero è di 6.992 stranieri dall’inizio dell’anno. Quelli dell’intero 2020 sono stati 11.891. I numeri parlano chiaro: in soli cinque mesi i migranti respinti sono quasi la metà di quelli dello scorso anno. Da una parte è possibile ravvisare un maggior impegno nelle attività di respingimento. Dall’altro invece, i dati confermano che grande parte degli stranieri giunta in Italia partendo dall’altra sponda del Mediterraneo proviene proprio dalla Libia.

Chi compone la Guardia Costiera libica

“La Guardia Costiera libica non è composta da Corpi scelti ma prevalentemente da milizie” , ha detto a IlGiornale.it l’analista ed esperta delle questioni libiche Michela Mercuri che prosegue: “Non si tratta di una novità, lo si sapeva già nel 2017 quando ci sono stati i primi accordi tra il governo Gentiloni e quello di Sarraj. Poi gli accordi sono stati rinnovati tacitamente tre anni dopo ma nulla è cambiato in merito alla sua composizione”. Secondo l’esperta delle questioni libiche la guardia costiera sta espressamente svolgendo il lavoro per cui l’Italia la sta finanziando, ovvero quello di ricondurre i migranti in Libia recuperandoli nella acque territoriali libiche o, in alcuni casi, anche un poco al di fuori.

Un ruolo significativo quello della Guardia Costiera considerando che ha contribuito in modo importante a ridurre l’afflusso degli arrivi in Italia in questi primi mesi dell’anno. Ma è pur vero che, in questi ultimi giorni, non sono mancati i malumori in merito alle modalità di persuasione adottate per far tornare indietro i migranti. In un video diffuso dalle Ong si è visto che un membro della Guardia Costiera ha usato un manganello contro alcuni migranti intercettati per farli tornare indietro. Un comportamento senza dubbio da condannare ma che al contempo sta divenendo uno degli strumenti di pressing per invitare Mario Draghi a cambiare la linea politica del governo sul fenomeno migratorio.

La linea di Mario Draghi sulla Guardia Costiera libica

Il presidente del consiglio già nel corso della sua visita a Tripoli del 6 aprile scorso è stato molto chiaro sui rapporti con le autorità libiche: “Noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa per i salvataggi”, ha dichiarato durante il colloquio con il suo omologo libico, Abdelhamid Dbeibah. Parole inequivocabili sulla posizione dell'Italia: da Roma è emersa tutta la volontà di andare avanti sulla strada già inaugurata dal memorandum del 2017 e proseguire con il sostegno alla locale Guardia Costiera. Un punto che non ha mancato di innescare ulteriori polemiche. Le Ong hanno scritto una lettera il 26 aprile scorso indirizzata proprio a Mario Draghi, in cui si è chiesto un cambiamento di rotta a favore di una politica in cui privilegiare i soccorsi in mare.

Un modo per ribadire la contrarietà degli interventi da parte dei libici. Le Ong hanno ottenuto, all'interno della maggioranza, la sponda del Pd. Enrico Letta, segretario dem, ha più volte sottolineato negli ultimi giorni la presenza di “questioni non negoziabili” in riferimento ai soccorsi in mare. Così come la questione relativa alla revisione degli accordi con la Libia è stata inserita nuovamente nell'agenda del Pd. Un pressing, quello di Ong e democratici, volto a far allontanare Draghi dalla sua linea di sostegno alla guardia costiera libica. Tuttavia da Palazzo Chigi non sembrano emergere indietreggiamenti. Così come spiegato dal politologo Corrado Ocone su IlGiornale.it, le intese con la Libia vanno al di là della questione immigrazione e sono da inserirsi nell'agenda politica internazionale progettata da Draghi.

“Andare oltre le coste libiche per risolvere il problema”

Al netto delle polemiche sulle forze libiche, i numeri parlano chiaro. In questa fase l'Italia incontrerebbe maggiori difficoltà sull'immigrazione senza gli interventi di Tripoli: “Con uno sguardo più pragmatico – ha dichiarato Michela Mercuri – dovremmo adesso cercare di capire cosa fare per i migranti respinti dalla Guardia Costiera libica”. E qui, sempre secondo l’analista, occorre pensare a politiche italiane ed europee volte a svuotare i centri di detenzione presenti in Libia: “Magari – ha proseguito Mercuri – con strategie di rimpatri e ricollocamenti da coordinare con l'Europa. Questo sarebbe il primo passo che peraltro ci darebbe il segnale dell'esistenza ancora in vita dell'Ue”.

Ma il problema è ancora più a fondo: “Dobbiamo guardare oltre – è il pensiero di Michela Mercuri – perché se ci limitiamo ad osservare cosa succede nel Mediterraneo e lungo le coste libiche risolviamo solo il 10% dei problemi”. Il riferimento è alla peculiarità della rotta libica, usata non dagli stessi cittadini del Paese nordafricano bensì da coloro che arrivano dall'Africa sub sahariana. Serve, in poche parole, tagliare i ponti che legano le organizzazioni criminali operanti in Libia e nel Sahel: “Per farlo – ha sottolineato l’analista – l'Italia può sfruttare la credibilità in Europa di Mario Draghi e coordinarsi con la Francia. Parigi ha già dei contingenti in quest'area, italiani e francesi possono assieme infliggere duri colpi a chi lucra sull'immigrazione”. La Guardia Costiera libica altro non è quindi che l'ultimo anello di un problema ben più radicato e profondo.

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