Far rientrare le spese per fronteggiare i rincari dei prezzi dell'energia a danno dei settori economici più colpiti nella clausola di salvaguardia Ue, che permette di deviare temporaneamente dai requisiti di bilancio, per sostenere le spese per la difesa. È questa la proposta centrale avanzata ieri dal ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti all'Eurogruppo. "Se la situazione dovesse continuare a peggiorare, sarebbe opportuno attivare una clausola di salvaguardia generale a livello Ue per ottenere maggiore spazio di bilancio. Se non si raggiungesse il consenso necessario per questa soluzione, un'attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali rappresenterebbe la migliore alternativa, con un rigoroso impegno a mantenere la sostenibilità fiscale. Un'altra opzione sarebbe quella di estendere, lasciando invariato il tetto già previsto, l'applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetico". Quest'ultima viene considerata dal ministro la soluzione più praticabile, stando a fonti ministeriali. "Sono anche interessato a discutere misure selettive per l'incremento delle entrate. In quest'ottica, sosterrei l'introduzione a livello Ue di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, come suggerito dall'Italia e da Germania, Portogallo, Austria e Spagna, in una lettera inviata alla Commissione il 3 aprile", ha aggiunto. Sottolineando che "ora è tempo di agire", perché "la politica attendere e vedere è finita".
Su questo punto, Roma è allineata con Berlino. Qualche ora prima che intervenisse Giorgetti, il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, aveva dichiarato: "È ingiusto se grandi imprese stanno realizzando profitti proprio grazie alla situazione attuale e quindi ritengo che sia giusto, una questione di equità, che le imprese che traggono profitto dalla crisi contribuiscano anche ai costi della crisi. Per questo continuerò a sostenerlo anche all'Eurogruppo. Ho al mio fianco Paesi come Spagna e Italia e ora si tratta di trovare una maggioranza.
Mentre i ministri europei si confrontano su come gestire la crisi, Giorgia Meloni è volata a Baku, dove la premier ieri ha incontrato il presidente Ilham Aliyev. "Abbiamo deciso di trasformare la nostra collaborazione in una sorta di coordinamento politico permanente per programmare insieme soprattutto le priorità che ci diamo da qui al futuro", ha detto la premier nelle dichiarazioni congiunte al termine dell'incontro. L'Azerbaigian rappresenta uno snodo chiave per la sicurezza energetica italiana perché è il secondo fornitore di gas e petrolio, con circa il 16-17% del fabbisogno nazionale coperto. Le importazioni di gas azero avvengono attraverso il Corridoio meridionale del gas, di cui il Trans-Adriatic Pipeline (Tap) rappresenta il tratto finale. "Lo scorso anno l'Azerbaigian ha esportato 25 miliardi di metri cubi di gas naturale, di cui 5 miliardi verso il mercato italiano.
E oggi abbiamo discusso di come aumentare il volume. Per farlo, il progetto Tap deve naturalmente essere ampliato. È già stato fatto in una certa misura, ma questo processo deve continuare", ha detto il presidente Alyiev.