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"Entro due giorni il nuovo Ayatollah"

Potere al triumvirato temporaneo. L'assemblea degli 88 Esperti e il ruolo di Larijani

"Entro due giorni il nuovo Ayatollah"
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Poche ore dopo che l'ayatollah Khamenei è stato dichiarato morto "da martire" dalla tv iraniana, è toccato a un consiglio direttivo ad interim assumere temporaneamente le funzioni di Guida. Costituzione alla mano, approvata nel 1979 ed emendata nel 1989 su input dello stesso Khamenei, ieri sono iniziati i lavori del cosiddetto triumvirato in base all'articolo 111. Il presidente 71enne Masoud Pezeshkian, al sicuro e in buona salute, l'ha annunciato spiegando che il Paese continuerà a seguire la via dell'imam per cui organi ad avallo religioso condividono il potere con rappresentanti del popolo legittimati dalle urne.

La nuova Guida suprema potrebbe essere nominata "in uno-due giorni", ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ad Al Jazeera, ben sapendo che non c'è una scadenza specifica. In attesa che l'Assemblea degli Esperti composta da 88 religiosi sciiti elegga il successore di Khamenei, il complesso meccanismo si è attivato. Ma il triumvirato lascia il tempo che trova. È un tampone in attesa che si inizi a fare sul serio per curare la ferita politica più grave subita dalla teocrazia dal 1989.

L'organismo provvisorio è composto dallo stesso Pezeshkian (lasciato in vita dagli Usa forse non a caso visto l'allarme della Cia su figure ben più radicali che rischiano di emergere per il "dopo"); dal 78enne capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i (indicato dallo stesso ayatollah come papabile, secondo il New York Times in virtù del suo approccio intransigente) e da Alireza Arafi, 67 anni, alto profilo del clero sciita, già vicepresidente dell'Assemblea degli esperti e tra i pochi a vantare il ruolo di confidente di Khamenei e ad averlo raggiunto in riunioni bunkerizzate. È il terzo pezzo del puzzle scelto ieri tra i 12 membri del Consiglio dei Guardiani, una sorta di Corte costituzionale.

Le altre leve del potere del tentacolare dello Stato sono nelle mani di altri pezzi da novanta. Nel giro di poche ore si è mostrato più sensibile alle sirene americane il ministro degli Esteri Aragchi, 63 anni. Tra i rimasti vivi, ora pronto a trattare una de-escalation. Si è riposizionato dopo aver in prima battuta rivendicato per l'Iran nessun limite all'autodifesa. Nel mentre, Pezeshkian evocava in tv vendette per la morte di Khamenei come un diritto-dovere.

In un regime scosso, in cui ieri i media ieri davano per morto anche l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, laico al potere fino al 2013, i notabili scalpitano per il "dopo" e tra piazze contrapposte: tra chi sostiene la linea dei pasdaran e chi si oppone all'autoritarismo. Controllo delle strade rimasto rigido. E sempre Ali Larijani a gestirlo, 67enne capo del Consiglio supremo di sicurezza e fidato consigliere di Khamenei. Uomo che ha tessuto le maglie della repressione recente, ieri ha minacciato Washington: non saranno tollerati tentativi di dividere gli iraniani. Larijani non punta solo a mantenere un ruolo ma a far valere la sua levatura di politico, filosofo e generale. Già uomo media, ieri anche megafono della difesa della Costituzione. Falco che sa farsi colomba all'occorrenza: all'ombra del Corano, tra nuovi arresti preludio di notti dei lunghi coltelli.

Le forze di sicurezza e in particolare i pasdaran ipotizzano pure un passaggio di consegne "in famiglia", guardando a Mojtaba, 55enne figlio di Khamenei. L'Europa sarebbe invece pronta a investire sul pragmatismo dell'ex presidente Hassan Rouhani, 77 anni. Che per ora attende segnali e spiragli.

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