Lo scandalo Epstein ha schizzato la sua melma dappertutto e ogni Paese ha le sue personalità coinvolte nei laidi traffici del finanziere-pedofilo trovato morto in un carcere di Manhattan il 10 agosto del 2019, suicida secondo la versione ufficiale, eliminato secondo i complottisti.
L'ultimo Paese a fare i conti con i sordidi segreti nascosti nei milioni di pagine, documenti, foto, mail, articoli e video desecretati che documentano i crimini di Epstein e i suoi ricatti ai potenti, è la Francia, dove il direttore dell'Istituto del mondo arabo di Parigi ed ex ministro della Cultura Jack Lang sarà ricevuto domani al ministero degli Esteri per spiegare i suoi legami avuti in passato con Epstein che imbarazzano l'Eliseo e spingono più parti politiche a chiederne le dimissioni dalla guida dell'istituzione culturale parigina. "L'Eliseo e Matignon hanno chiesto ai ministri competenti di convocare Jack Lang e di chiedergli di considerare il futuro dell'istituzione", dice il presidente Emmanuel Macron, mostrando di essere propenso alla rimozione dell'ex ministro mitterrandiano.
Guai per il governo anche nel Regno Unito, dove il premier laburista Keir Starmer è all'angolo per il pesante coinvolgimento nei traffichi epsteiniani di Peter Mandelson, già eminenza grigia del New Labour di Tony Blair riciclato circa un anno fa dallo stesso premier come ambasciatore negli Usa, finito anche al centro di un'indagine penale di Scotland Yard per aver condiviso con il finanziere informazioni e documenti governativi strettamente riservati. La pubblicazione dei documenti relativi alla nomina di Mandelson potrebbe portare a svelare chat e messaggi che potrebbero coinvolgere figure di spicco di Downing Street e lo stesso Starmer, oltre che il controverso capo di gabinetto Morgan McSweeney, una sorta di figlioccio politico di Mandelson. La stampa britannica parla senza mezzi termini di "lotta per la sopravvivenza" per Starmer, che deve fronteggiare molte richieste di dimissioni anche da parte di membri della sua stessa maggioranza. Scotland Yard ha avviato perquisizioni in due proprietà legate a Mandelson, nel quartiere di Camden a Londra e nel Wiltshire, nel sud-ovest dell'Inghilterra.
E mentre la principessa ereditaria Mette-Marit di Norvegia ha dichiarato di "rammaricarsi profondamente" della sua "amicizia" con Jeffrey Epstein e dell'imbarazzo che ha creato alla famiglia reale, spunta anche una sostanziosa pista russa negli "Epstein files". Nell'ultima tranche dei documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia Usa emerge che il finanziere morto avesse più volte cercato di incontrare Vladimir Putin, anche allacciando rapporti con alti funzionari e oligarchi di Mosca. La figura più coinvolta nei sordidi affari di Epstein appare quella di Sergey Belyakov, un funzionario legato al mondo dell'intelligence russa a cui il finanziere-pedofilo chiese aiuto nella sua veste di allora viceministro dello Sviluppo economico, perché una donna di Mosca avrebbe cercato di ricattare "potenti uomini d'affari" a New York. Dai documenti emergono cene, scambi di regali e un'amicizia piuttosto stretta tra i due: il 24 luglio 2015 Epstein inviò un messaggio a Belyakov: "Ho bisogno di un favore. C'è una ragazza russa di Mosca. Sta cercando di ricattare un gruppo di potenti uomini d'affari a New York. È un male per gli affari di tutti i coinvolti... Suggerimenti?". Belyakov rispose offrendosi di bloccare la donna "coinvolta nel mondo del sesso e delle escort".
In un'altra occasione successiva, nel 2016, i due parlarono di "attirare capitali in Russia, sostenere gli investitori e aiutarli a guadagnare in Russia". E quando Donald Trump fu eletto presidente nel novembre 2016, Belyakov inviò un messaggio a Epstein: "Congratulazioni per il tuo presidente" a cui Epstein rispose: "Divertente".