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Estradato negli Usa l'ingegnere cinese accusato di spionaggio

Secondo l'Fbi l'uomo sarebbe stato parte di un team di hacker che avrebbe carpito informazioni, tra le altre cose, anche su terapie e vaccini anti-Covid nel 2020

Estradato negli Usa l'ingegnere cinese accusato di spionaggio
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È stato estradato negli Usa Zewei Xu, l'ingegnere cinese 33enne arrestato il 3 luglio del 2025 dalla polizia a Malpensa su mandato degli Stati Uniti con l'accusa di essere una spia.

Secondo l'Fbi l'uomo sarebbe stato parte di un team di hacker che avrebbe carpito informazioni, tra le altre cose, anche su terapie e vaccini anti-Covid nel 2020. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense Xu avrebbe agito su ordine del governo cinese. Lo scorso 16 aprile la Cassazione aveva rigettato il ricorso della difesa contro il provvedimento della Corte d'appello di Milano che il 27 gennaio aveva dichiarato accoglibile la domanda di estradizione. Nei giorni scorsi il ministero della Giustizia ha dato il via libera alla procedura di estradizione che è stata già eseguita.

I legali del 33enne avevano chiesto alla Corte d'appello di Milano di respingere la domanda di estradizione sottolineando che gli Stati Uniti avevano contestato all'uomo un reato politico in un "contesto di spionaggio internazionale" tra Cina e Usa. Di tutt'altro avviso i giudici, secondo i quali alla condotta contestata di spionaggio non era possibile riconoscere una "valenza certamente politica". Al contrario hanno ritenuto che - in particolare per quanto riguarda l'hackeraggio dei server delle università americane che producevano i vaccini anti-Covid - "appaiono ispirate più da logiche economiche concorrenziali tra potenze globali e dalla finalità di carpire informazioni di primario rilievo industriale e scientifico". Zewei Xu si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore di persona, sostenendo che tutti i suoi dati personali, la mail e i contatti erano rimasti alla società per cui ha lavorato fino al 2018, prima di lasciarla.

Chiunque, a suo dire, avrebbe potuto usare negli anni successivi il suo pc e la sua utenza. Una linea difensiva che non ha convinto i giudici, i quali hanno ritenuto ci fosse un oggettivo collegamento tra l'ingegnere cinese e l'account a lui intestato con cui sono stati commessi i reati.

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