Eutanasia legale, i cattolici si mobilitano. La Lega si oppone al testo

Alla Camera riprende la discussione sull'eutanasia legale e i cattolici si mobilitano. Anche la Lega alza le barricate

Eutanasia legale, i cattolici si mobilitano. La Lega si oppone al testo

La legge sull’eutanasia legale riprende il suo iter dalla Camera di Montecitorio e i cattolici si mobilitano. Oggi Pro Vita & Famiglia ha presentato il Comitato del No al referendum sull’omicidio del consenziente promosso dai Radicali su cui si esprimerà la Corte Costituzionale il prossimo 15 febbraio.

“Stiamo faticosamente uscendo da un’emergenza sanitaria che ha generato morte, depressione, frustrazione, è cinico che, specialmente in questo contesto, si vogliano approvare norme che assecondano istinti suicidari sempre più diffusi nel Paese”, ha dichiarato Jacopo Coghe, vicepresidente Pro Vita & Famiglia, nel corso del suo intervento nel quale ha spronato la politica a incoraggiare i cittadini a vivere, e non a morire. Molto più netta la posizione espressa dal Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, già Prefetto della Congregazione per i Vescovi della Santa Sede, secondo cui “qualsiasi cooperazione ad eutanasia o suicidio assistito è un peccato grave perché contro la vita”. Secondo il prelato l’eutanasia “è un atto intrinsecamente ingiusto e crudele” e, pertanto, lo Stato dovrebbe intervenire per aiutare adeguatamente il malato e i suoi familiari anziché incentivare la cultura dello scarto. Massimo Gandolfini, presidente dell’associazione Family Day, invece, è entrato nel merito del provvedimento che parla genericamente di condizione di ‘patologia irreversibile’ e con ‘prognosi infausta’ tra le motivazioni per accedere al suicidio assistito e non tiene conto che malattie come la leucemia o il diabete “sono considerate tali ma possono avere prospettive di vita di svariati anni”. Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita, ha chiesto di respingere la “cultura dello scarto” in favore di cure palliative e di un aiuto economico concreto alle famiglie e ai caregiver.

Alfredo Mantovano, magistrato e vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, ha spiegato che la legge sull’eutanasia legale altro non è che “è una legge 194 trasposta dall'inizio al termine della vita” che punta a garantire solo il suicidio assistito “poiché non ritiene pregiudiziali le cure palliative, né prevede sostegni per il paziente e per i suoi familiari”. Cesare Mirabelli, presidente Emerito della Corte Costituzionale, ha criticato il quesito proposto dai Radicali in quanto “la Costituzione prevede che siano ammissibili solo referendum abrogativi e mi chiedo se l’enunciata intenzione dei proponenti non renda questo un referendum propositivo, se tende a introdurre un principio nuovo, e per questo non ammissibile”. Ma non solo. Il costituzionalista teme che l’elettore possa insorgere nell’equivoco di approvare l’eutanasia, quando in realtà la norma potrebbe portare “ad accettare l’omicidio di chiunque abbia espresso una sua intenzione suicidaria”.

Da Montecitorio, invece, è la Lega a mettere in evidenza le principali criticità del Ddl Bazoli- Provenza. “Personalmente mi sono ritrovata completamente nelle parole che ha pronunciato Papa Francesco e sono convinta che se ci fosse veramente la possibilità per tutti i pazienti di accedere con facilità alle cure palliative, i casi che richiederebbero il suicidio assistito sarebbero veramente pochissimo”, ha detto a ilGiornale.it Rossana Boldi, membro della commissione Affari Sociali della Camera dove il testo è attualmente in discussione, dopo la sentenza della Consulta che invitava il Parlamento a legiferare su questo tema. “Noi siamo parzialmente soddisfatti dal fatto che si è riusciti a introdurre l’obiezione di coscienza per i sanitari e a cercare di mettere dei paletti precisi su chi può chiedere di accedere al suicidio assistito così da evitare dei piani inclinati nocivi alla nostra legislazione, ma manterremo in Aula tutte le nostre riserve sul provvedimento”, ha aggiunto la leghista, fortemente intenzionata a votare contro il provvedimento.

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