"Fallimento". Ufficiali russi in rivolta

Ex colonnello sulla tv di Stato: "Apriamo gli occhi: siamo isolati, la situazione peggiorerà"

"Fallimento". Ufficiali russi in rivolta

Se l'ottimismo è il sale della vita, i vertici militari russi mangiano piuttosto sciapo da qualche tempo. Gira infatti un certo scoramento per come sta andando quella che da guerra lampo si è trasformata in una guerra di posizione e ora addirittura in una guerra che forse si perderà. E questo scontento ha ormai bucato la fitta cortina della propaganda ufficiale voluta da Mosca. Ed è arrivata perfino in televisione.

A smascherare in diretta le difficoltà dell'armata russa in Ucraina è stato, sul primo canale della tv pubblica Rossjia 1, l'ex colonnello Mikhail Khodaryonok, che opsite di uno dei più seguiti talk show nazionali non si è nascosto dietro eufemismi. Punto primo: «Gli ucraini sono ben addestrati, hanno un morale alto, sono pronti ad arruolare molti civili e a combattere fino all'ultimo uomo. Considerando che il piano Usa di armare l'Ucraina sta funzionando e anche che l'Ue sta aiutando Kiev un milione di soldati armati saranno presto una realtà nel prossimo futuro». Punto secondo: «Odio ammetterlo ma tutto il mondo è contro di noi. Per noi russi, tenendo conto dei calcoli operativi e strategici, la situazione peggiorerà e potrebbe precipitare a nostro svantaggio». E nemmeno la pasionaria putiniana Olga Skabeyeva, che conduceva il dibattito, è riuscita con il suo furore ortodosso a contraddire in modo convincente l'ex militare e la sua lucidità: «Dobbiamo essere realisti dal punto di vista politico e militare o saremo colpiti così duramente dalla realtà della Storia che ce ne pentiremo». Va detto che già qualche giorno fa Khodaryonok aveva sullo stesso canale sottolineato che «mandare ragazzi muniti di armi vecchie come le nostre a combattere una guerra del XXI secolo contro un esercito equipaggiato dalla Nato non è la cosa giusta da fare».

Del resto che qualcosa stia andando storto nella guerra di Putin è chiaro. Basti il dato reso noto ieri dall'Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera Josep Borrell: «Se è vero che la Russia ha perso il 15 per cento delle sue truppe all'inizio della guerra si tratterebbe di un record mondiale di perdite per un Paese che invade un altro Paese». Ma è chiaro che le critiche più sanguinose sono quelle che arrivano dall'interno. Come quella di Igor Girkin, detto «Strelkov» («cecchino»), ex comandante delle forze filorusse nel Donbass, che qualche giorno fa ha parlato chiaramente di «fallimento» dell'operazione militare in Ucraina e ha accusato il ministro della Difesa Sergei Shoigu «come minimo di negligenza criminale. Non ho le prove per accusarlo anche di tradimento, ma ho un forte sospetto».

Insomma, tira una brutta aria ai vertici delle forze armate russe. Un'aria di resa dei conti. Secondo l'intelligence del ministero della Difesa ucraino il Cremlino starebbe punendo i comandanti delle proprie forze di occupazione russe considerati responsabili delle scadenti performance sul campo. «La leadership del Paese occupante ha iniziato la ricerca dei colpevoli nelle migliori tradizioni staliniste». Ed elenca militari rimossi o addirittura arrestati per le disfatte.

L'andamento deludente della guerra ha spinto lo stesso Vladimir Putin ad attribuirsi sempre maggiori responsabilità nella gestione bellica, prendendo decisioni operative e tattiche «a livello di colonnello o brigadiere», come avvertono fonti militari occidentali citate dal Guardian. Lo Zar si confronta continuamente con il generale Valery Gerasimov, comandante delle forze armate russe, ancora al suo posto malgrado le precedenti voci di un suo esautormento.

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