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La fermata saltata e lo schianto. Il 9 fuori dai binari: due vittime

L'incidente in viale Vittorio Veneto. Morti un 60enne milanese e un senegalese, 48 feriti, uno grave. Aperto fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose

La fermata saltata e lo schianto. Il 9 fuori dai binari: due vittime

Erano le 16.12 precise di un pomeriggio, quello di ieri, che sembrava come tanti altri, con il traffico che scorre pigro e i milanesi che corrono tra un caffè e l'aperitivo. Poi, in viale Vittorio Veneto, all'angolo con via Lazzaretto, nel cuore elegante di Porta Venezia, l'inferno si è materializzato in un istante. Un tram della linea 9 uno di quei moderni Tramlink bidirezionali lunghi 25 metri, entrati da poco in servizio ha deragliato a tutta velocità senza fermarsi a ben due fermate, si è impennato imbizzarrito, ha sganciato i binari, ha investito un passante e si è schiantato contro il palazzo al civico 18, sventrando la vetrina e tutto il resto al ristorante giapponese Robata Kan, aperto da appena un mese.

Il boato è stato terrificante. Lo hanno sentito fino ai piani alti dei condomini. Urla, pianti, vetri che volano ovunque, lamiere accartocciate, il tram piegato contro il muro come un mostro di metallo ferito. Dentro, i passeggeri sono stati sbalzati un po' ovunque: teste che sbattono, ginocchia che cedono, sangue sul pavimento. Fuori, pedoni travolti in un lampo.

Il bilancio, aggiornato all'ultima ora, è drammatico: due morti e 48 feriti. Il primo a perdere la vita è stato un uomo italiano di 60 anni, residente a Rozzano. Stava camminando sul marciapiede quando il tram lo ha schiacciato sotto le ruote. I vigili del fuoco lo hanno estratto dopo ore di lavoro estenuante. La seconda vittima è un senzatetto senegalese di 56 anni che era a bordo del tram, arrivato al Niguarda già in arresto cardiaco: non ce l'ha fatta nonostante i tentativi disperati dei medici. Tra i 48 feriti un codice rosso, 20 gialli e 27 verdi, distribuiti tra Niguarda, Policlinico, San Raffaele, San Carlo, Fatebenefratelli e Multimedica.

Le immagini che circolano impressionanoi. Un video ripreso dalla dashcam di un taxi mostra il tram che arriva "velocissimo", come ripetono i testimoni, curva improvvisamente a sinistra, esce dai binari e si proietta contro il palazzo con una forza devastante. Un rider in bicicletta ha dovuto gettarsi a terra per non essere investito. Un altro passante è stato sfiorato per miracolo. Sul posto è arrivato l'inferno dei soccorsi: decine di ambulanze, automediche, vigili del fuoco con 5 mezzi e 25 uomini che hanno lavorato sul posto fino a tarda notte. La zona è stata transennata, il traffico bloccato, Milano paralizzata nel suo centro più bello. Arriva il procuratore capo Marcello Viola che vuole vedere con i suoi occhi quell'impatto "devastante" e sottolinea "che il tram andava a una velocità elevatissima".

La Procura ha aperto subito un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose plurime, affidato al pm Elisa Calanducci. All'inizio si indaga su tutto: la velocità del mezzo, un possibile guasto tecnico, la manutenzione degli scambi. Ma è il conducente - un dipendente 60enne dell'azienda Atm con alle spalle 34 anni di esperienza e che ora è iscritto nel registro degli indagati - a sciogliere pare definitivamente il mistero di questo deragliamento. Ascoltato nelle ore successive all'incidente, dopo che era stato ricoverato per alcune contusioni, ha ammesso di essersi sentito male mentre era alla guida.

Immediatamente dopo l'incidente il tranviere era parso infatti l'anello debole e centrale della vicenda: esperto sì, ma umano, al punto che prima ancora di essere sottoposto ai test tossicologici gli era stato sequestrato il telefonino. Il malore - avvertito sembra leggermente alla partenza, ma che non gli avrebbe comunque impedito di mettersi alla guida - sarebbe peggiorato e di molto all'improvviso.

Il tram ha quindi saltato a tutta velocità le ultime due fermate prima dello scambio fatale che era "chiuso", cioè posizionato per la svolta a sinistra verso via Lazzaretto, invece di proseguire dritto lungo il viale. In teoria, il conducente avrebbe dovuto premere il pulsante a bordo (il cosiddetto "uomo morto") per attivare il sistema e riallineare i binari. Non l'ha fatto, ma perché non ha potuto.

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