La Fiat investe Di Maio: via la tassa sulla Panda Spunta un conflitto M5s

Vicepremier convinto da Fca: niente imposta L'imbarazzo grillino per il caso Tesla-Crippa

La Fiat investe Di Maio: via la tassa sulla Panda Spunta un conflitto M5s

La passione per i temi green che, come riportava ieri La Verità, ha portato l'ingegner Davide Crippa, sottosegretario allo Sviluppo economico, a costituire nel 2010 la società Negawatt, per poi cedere tre anni dopo le quote e lasciare il ruolo di responsabile, non gioca a favore del pentastellato promotore dell'ecotassa sulle auto. La stessa società, dalla quale Crippa si è sganciato per evitare conflitti di interesse, è ora tra i partner di Tesla, produttrice di vetture sportive elettriche.

La situazione resta comunque imbarazzante per Crippa che, nei giorni scorsi, insieme al ministro Luigi Di Maio, ha incontrato i rappresentanti del mondo automotive e alcuni costruttori, tra i quali l'americana Tesla. Quanto riportato da La Verità non passa sicuramente inosservato, visto che lunedì il Senato si troverà a discutere sull'emendamento «ammazza Panda» (Fca ha minacciato di rivedere gli investimenti in Italia). E di Maio, proprio ieri, ha ribaltato in parte, a parole, lo schema del collega: «Non ci sarà nessuna nuova tassa, ma l'ecobonus fino a 6mila euro sulle auto elettriche, ibride e a metano». E le coperture, in caso di cancellazione del malus?

Tra oggi e lunedì, dunque, può succedere di tutto. E c'è chi scommette che, in commissione Bilancio, una maggioranza «trasversale» possa affossare del tutto il provvedimento, togliendo in questo modo alla Lega l'imbarazzo di colpire pubblicamente l'«alleato». Crippa, comunque, continua a mettersi di traverso rispetto alle richieste della filiera, cioè di favorire nell'immediato una rete capillare di infrastrutture per la ricarica, per poi provvedere a incentivare i veicoli elettrificati. «Questo - replica il sottosegretario - è un tema sbagliato». Anfia, Unrae e Federauto, dal canto loro, chiedono l'applicazione del credito d'imposta per chi intende realizzare quelle infrastrutture in grado di agevolare la crescita del mercato green. Il ragionamento è questo: dal 2020 in avanti, tutti i marchi, visti anche i piani di Fca, avranno in gamma molti più modelli elettrificati, tra full electric e ibridi plug-in (con possibilità di ricaricare la batteria per i percorsi urbani). Quindi, la logica impone che il Paese, da qui al 2020, in aggiunta alle colonnine che Enel X sta realizzando attraverso un investimento di 300 milioni, offra una rete idonea allo sviluppo di quel tipo di mobilità.

Di Maio, da parte sua, continua a citare solo le colonnine di Enel X: «Ci stiamo preparando a un piano di installazione di oltre 20mila» (a dire il vero, saranno 14mila entro il 2022, per un investimento di 300 milioni, come ricordato mesi fa dall'ad di Enel X, Francesco Venturini). Secondo la filiera, favorendo prima l'infrastruttura con agevolazioni fiscali per la grande distribuzione, gli alberghi e le abitazioni private, si creerebbero almeno 7mila nuove colonnine l'anno, in aggiunta a quelle di Enel X. A quel punto, l'Italia, da «cenerentola» quale è ora, balzerebbe nelle prime posizioni della classifica dei Paesi europei più virtuosi nella mobilità green.

Dal Vecchio continente, intanto, nuovi segnali di allarme per il mercato dell'auto. In novembre le vendite sono scese dell'8,1% (Italia -7,4%). Soffre, tra i big, anche Fca (-8,1%, nonostante il +29,3% di Jeep).

Il direttore generale di Unrae, Romano Valente, ribadisce: «Siamo molto preoccupati per le conseguenze che iniziative malus potrebbero avere il prossimo anno».

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