"Deterrenza credibile, presenza misurata" è la linea italiana sull'Artico, il "forziere" nascosto del mondo con riserve di petrolio e gas che valgono 35 trilioni di dollari, il 40% delle riserve mondiali, oltre a terre rare, uranio e pietre preziose. Un'area strategica dalla Groenlandia alle nuove rotte marittime che si apriranno con lo scioglimento dei ghiacci riducendo del 40% costi e tempi di navigazione da Shanghai a Rotterdam. Terreno di scontro fra superpotenze con il nostro paese, che non vuole rimanere tagliato fuori.
"L'impegno italiano nell'Artico si fonda su un mix integrato di sicurezza, ricerca scientifica e tecnologie avanzate in ambienti estremi" è la linea del governo presentata ieri con una relazione di 52 pagine sulla "politica artica". La Groenlandia va difesa, non "occupata" e l'Italia punta "al contrasto ad azioni ibride, economiche e tecnologiche predatorie", che le superpotenze minacciano o stanno già attuando in Groenlandia e non solo.
Il governo Meloni riconosce la piena "sovranità danese", ma pure il "diritto all'autodeterminazione del popolo groenlandese". Un obiettivo cruciale è la "sicurezza delle materie prime critiche". Solo la Groenlandia avrebbe risorse minerarie per 4.400 miliardi di dollari (1700 di petrolio e gas e 2700 di metalli comprese terre rare). La minaccia principale non è militare, anche se i russi dopo la tregua in Ucraina sposteranno risorse militari nell'Artico, ma rivolta a mettere le mani, pure da parte cinese e americana, sulle risorse attraverso "acquisizioni opache, controllo delle licenze, dipendenza tecnologica e pressione economica-finanziaria". L'Italia propone la "partecipazione a consorzi europei e transatlantici per estrazione, raffinazione e trasformazione delle materie prime critiche". E a promuovere "alternative alla catene di valore cinese". Nel rapporto sull'Artico si cita l'Eni, che potrebbe tornare ad operare in Groenlandia, Fincantieri con la controllata norvegese Vard, al vertice mondiale per le navi da ambiente artico e Leonardo presente dal 2019 nell'Arctic Security and Emergency Preparedness Network, ombrello di sicurezza, industrie e centri di ricerca. L'Italia può rafforzare "la propria presenza scientifica in Groenlandia, integrare ricerca e sicurezza ambientale" oltre a "contrastare narrative ostili" dei talebani del clima o agende straniere "con trasparenza e dati verificabili". Il 3 e 4 marzo si riunirà nella capitale l'Arctic Circle Forum, che ospiterà imprenditori, scienziati e ricercatori. Non solo: il ministero degli Esteri sta organizzando a Copenaghen una missione imprenditoriale sull'Artico.
L'Italia è pronta anche a difese attive "da minacce ibride infrastrutturali di Russia e Cina", che operano nel campo di battaglia "cyber, spazio, infrastrutture civili dual-use (porti, telecomunicazioni, aeroporti)". Il contributo riguarda la protezione informatica e delle infrastrutture critiche, la cooperazione su sistemi satellitari anche per la sorveglianza delle rotte artiche.
Lo Stato Maggiore della Difesa ha recentemente costituito un Comitato interforze "sull'Artico, Sub Artico e Antartide". L'esercito si addestra per combattere in ambienti polari, come marina e aeronautica, ma non ci facciamo attirare nella trappola del braccio di ferro con gli Usa sulla Groenlandia.
La presenza Nato deve essere "discreta, difensiva, coordinata" con esercitazione mirate, protezioni delle linee di comunicazione e rafforzamento delle capacità danesi e alleate. Nel caso della Groenlandia la difesa dell'isola di ghiaccio "passa soprattutto dalla protezione delle sue risorse strategiche, delle infrastrutture e delle decisioni sovrane da interferenze esterne".