La Francia teme il buio. Macron prova a smentire: "Blackout programmati"

Venti reattori nucleari fuori uso, la produzione di energia precipita sotto il 50% del fabbisogno

La Francia teme il buio. Macron prova a smentire: "Blackout programmati"

Con 20 reattori nucleari fuori servizio, per manutenzioni straordinarie o problemi di malfunzionamento - irrisolti anche a causa degli scioperi delle scorse settimane -, la Francia rischia di restare senza corrente elettrica. Il governo ha improntato piani differenziati per importarla da Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Germania. Ma senza troppe garanzie. E per la prima volta si parla di blackout programmati di due ore, durante l'inverno d'Oltralpe. Le informazioni sono contraddittorie. Inevitabile la bufera sul governo, costretto a barcamenarsi tra i toni rassicuranti del presidente Emmanuel Macron, che da giorni minimizza scenari di un Esagono al buio, scansando un dibattito giudicato «assurdo», e quelli delle autorità dell'energia e dei politici locali, ben più cauti, con ipotesi e simulazioni sui principali tg.

La preoccupazione pubblica cresce, e pure la polemica politica. Marine Le Pen si indigna con Laurent Méric di Enedis, uno dei gestori pubblici dell'energia elettrica, che spiega come le interruzioni di corrente potrebbero colpire anche aree in cui vivono i pazienti con respiratori artificiali, considerati «non una priorità» dall'azienda. Scenari confusi, di fronte ai quali il portavoce del governo Olivier Véran evoca diverse (e altrettanto fumose) soluzioni. Per le 3.800 persone che hanno bisogno in casa di ossigeno via macchinario, la strategia sono perlopiù mail ed sms inviati agli anziani due giorni prima dei blackout; chi ritiene di non avere alternative potrà farsi accompagnare in ospedale. Poi un numero verde e un'app inviterà tutti a consumare meno, e con cui si proverà a scongiurare i tagli. Sugli smartphone, EcoWatt emetterà infatti un segnale con tre giorni di anticipo per avvertire del rischio di stop: se il consumo non sarà diminuito dai cittadini stessi, non si potrà fare a meno degli «abbassamenti».

Dopo giorni di voci su possibili buchi momentanei di energia, ieri è stato quindi il giorno della verità. E la verità è che in Francia né il governo, né le autorità, sanno dire con chiarezza e sufficiente certezza se ci saranno o meno blackout. Tutto dipenderà dagli sforzi individuali dei francesi, dal meteo, dal freddo e dal vento, spiegano gli esperti. Perché in una giornata ventosa le turbine eoliche possono fornire fino al 30% della produzione di elettricità. La previsione di Rte parla di uno e fino a 6 giorni di interruzioni di corrente quasi certa. E Macron, da Tirana, sbotta: «Basta panico, supereremo l'inverno malgrado la guerra, siamo un grande Paese, abbiamo un grande modello energetico, chiedo a tutti di fare il proprio lavoro, il compito di Edf è di mantenere in funzione le centrali, quello del governo è garantire una pianificazione, non credo a scenari basati sulla paura». Emerge il nervosismo nel rispondere di una possibile crisi della grandeur ai microfoni delle tv degli altri Stati europei.

Uno smacco finora solo mediatico. Ma con soli 36 reattori in funzione, 20 fermi, la produzione odierna di energia elettrica da nucleare francese è pari a 36.657 Mw rispetto ai 66.769 necessari ogni giorno. Un rischio blackout c'è eccome. In Assemblée, la ministra della Transizione energetica Agnès Pannrier-Runacher si trincera dietro difese d'ufficio: «La crisi non ha niente di francese, è europea».

Poi l'invito alle opposizioni ululanti ad aiutare il governo nella difficile opera di convincimento dei cittadini a «ridurre i consumi». Si parla di 4 reattori da rimettere in funzione e della riapertura di una centrale a carbone. «Il governo programma, i cittadini sono chiamati alla sobrietà energetica», chiosa Macron.

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