"Fu Napolitano a farmi fuori. Adesso si vada fino in fondo"

L'ex pm: "Indegno il ruolo del Quirinale che tratteggia Palamara. Ci sono molti magistrati collusi con i boss"

"Fu Napolitano  a farmi fuori. Adesso si vada fino in fondo"

È possibile riscrivere la storia giudiziaria degli ultimi 15 anni dopo le dichiarazioni choc dell'ex pm Luca Palamara al direttore del Giornale Alessandro Sallusti nel libro Il Sistema? Sì, almeno secondo l'altro ex pm Luigi de Magistris. La sua inchiesta Why Not spaccò la Calabria, lui stesso agì a dispetto dei suoi superiori («la mia cassaforte venne scassinata come ricorda bene Palamara»), mise contro le Procure di Catanzaro e Salerno, lanciò accuse gravissime sul gotha del centrosinistra e il governo di Romano Prodi, proprio quando stava per entrare in vigore la riforma della giustizia firmata da Roberto Castelli che prevedeva la separazione delle carriere. Un frenetico giro di telefonate tra il capo di gabinetto di Mastella e l'allora segretario dell'Anm Nello Rossi (anche lui nei tabulati di Why Not) scongiurò lo sciopero delle toghe in cambio della testa di de Magistris. Che aveva puntato i riflettori su un grumo di potere che andava a braccetto con mafiosi e faccendieri, un intreccio scolpito dai tabulati in mano al suo braccio destro di allora, Gioacchino Genchi e documentato nel libro-intervista Il caso Genchi di Edoardo Montolli.

È lo stesso grumo su cui oggi il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri ha riacceso i riflettori, proprio quando ha deciso di candidarsi a governatore della Calabria...

«Non c'è nessun nesso, ovviamente. Ma evidentemente le mie indagini erano fondate. Si sono soltanto persi 10 anni, in cui quel sistema criminale ha continuato a operare indisturbato».

Ha letto il libro di Sallusti

«Sono saltato dalla sedia... Al netto di alcune imprecisioni, la considero una confessione. Non scontata. Confermo tutto, le correnti unite contro di me, riunite dall'allora Guardasigilli Clemente Mastella, il ruolo di Cascini... Un indagine in cui è indagato il premier e in cui il suo ministro della Giustizia è consapevole che ci sono intercettazioni che lo riguardano che chiede il trasferimento del pm che lo indaga... Un Csm che mi trasferisce pur sapendo dai pm di Salerno la verità, io che me ne vado e i colleghi accusati che restano al loro posto. Una cosa mai vista...».

Il Sistema era contro di lei

«Il vero elemento inquietante è il coinvolgimento pieno - di cui non ho mai dubitato, e l'ho detto pubblicamente - del Quirinale ai massimi livelli».

Per Palamara decisiva fu la saldatura tra l'ala sinistra della magistratura e il presidente Giorgio Napolitano...

«Un coinvolgimento ancora più indegno perché da presidente era sia garante della Costituzione che presidente del Csm. È stato decisivo e credo che si debba andare fino in fondo, non basta il dibattito».

La magistratura - per usare l'espressione di Palamara contro di lei - ha gli anticorpi necessari? Anche il pm di Catanzaro Nicola Gratteri ha praticamente detto di non fidarsi di alcuni giudici...

«All'epoca il principale ostacolo alle indagini erano pezzi di magistratura collegati con criminalità organizzata, massoneria, faccendieri e professionisti che senza questi agganci non avrebbero potuto fare ciò che hanno fatto».

E oggi?

«Da osservatore attento vedo ancora elementi inquietanti di collusioni tra la 'ndrangheta e gli apparati di controllo e il coinvolgimenti di numerosi magistrati in fatti gravi».

Condivide dunque le riserve di Gratteri?

«Diciamo che ritengo che quei grumi possano ancor persistere».

Leggo che ha chiesto la revisione della sua condanna al Csm...

«Non tornerei in magistratura».

Ancora convinto di candidarsi in Calabria? Vuol chiudere i conti con il suo passato?

«Mi piacciono le sfide impossibili, la Calabria la sento mia come Napoli. Non c'è alcuno spirito vendicativo, quegli anni da pm mi hanno fatto capire che c'è un mondo straordinario di persone che avevano fiducia nella magistratura che venivano a denunciare sconfiggendo il pregiudizio omertoso. Se si interviene nella corretta gestione della spesa pubblica si possono liberare energie importanti».

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