Quel bluff Ue sui migranti: così mina le mosse di Draghi

Dopo l'ennesimo nulla di fatto in ambito comunitario, sono pochi i margini di manovra rimasti all'Italia sull'immigrazione: si prevede un'estate molto difficile

Quel bluff Ue sui migranti: così mina le mosse di Draghi

Nessuna sorpresa positiva dalla due giorni del Consiglio europeo a Bruxelles: l’Italia sul fronte immigrazione non ha ottenuto tutto quello che sperava. Di questo ne è consapevole il presidente del consiglio Mario Draghi il quale, se da un lato si è mostrato soddisfatto su alcune aperture, dall’altro teme che a questi primi passi avanti segua un nulla di fatto. Cosa aspettarci adesso?

L’Italia resta sola

Che sul Consiglio europeo non ci fossero aspettative circa la risoluzione del problema migratorio lo si sapeva già, a rivelarsi una sorpresa è stata quella di affrontare il tema in modo del tutto marginale. In più di cinque ore di riunione il tema è stato trattato per meno di venti minuti, senza dibattito, con un rinvio al prossimo summit di giugno. A spiegare quanto avvenuto durante il Consiglio è stato il premier Mario Draghi il quale ha sintetizzato cosa ci aspetterà nei prossimi giorni sul fenomeno dei flussi migratori: "Fino al prossimo Consiglio europeo - ha detto il capo dell’esecutivo - continueremo ad affrontare da soli questo problema. Poi sta a tutti noi europei prepararlo bene”. In poche parole l’Italia è rimasta ancora una volta isolata dall’Unione europea. I problemi affrontati finora dal governo di Roma dovranno fare a meno della cooperazione degli altri governi.

E rinviare tutto al Consiglio europeo di giugno non sarà di grande aiuto al superamento della questione come ha preannunciato lo stesso presidente francese, Emmanuel Macron: “Mentiremmo a noi stessi - ha affermato - se pensassimo di risolvere il pacchetto immigrazione nella sua interezza a giugno. I disaccordi sono ancora profondi e il dossier dovrà ancora essere preparato". Cosa aspettarsi quindi per l’estate? È ormai da considerare come un fenomeno costante quello degli arrivi dei migranti sulle coste italiane i quali approdano sia in forma autonoma, sia attraverso il contributo delle Ong che, transitando a largo della Libia, si trasformano in taxi del mare. E l’arrivo degli oltre 2mila stranieri nella prima settimana di maggio potrebbe essere solo l’inizio di una lunga serie. Tradotto in termini pragmatici vorrebbe dire rischiare il collasso del sistema accoglienza.

Prospettive future

Il Consiglio Europeo nei fatti non ha portato ad una soluzione del problema sul fronte migratorio dal momento che la questione rimane sospesa in attesa del prossimo summit di giugno. Nonostante le difficoltà all’orizzonte, il presidente del Consiglio mantiene una posizione di equilibrio auspicando che alcune promesse ricevute si traducano in fatti. Dello stesso avviso è il professore emerito dell’Università di Bologna, Gianfranco Pasquino il quale su IlGiornale.it afferma che “Si tratta di un argomento intrattabile. Draghi – prosegue il professore - fa molto bene a muoversi come un equilibrista fra soddisfazione e preoccupazione. Credo che, come capita spessissimo nell'Unione Europea, si sia fatto un piccolo passo avanti. La prossima volta si andrà un po' più in là”.

La speranza è l’ultima a morire di fronte a situazioni difficili e, nell’ambito di un problema del quale ancora non si riesce a vedere molto chiaro, è necessario mantenersi pronti a tutto: “Il bilancio - ci dice il professor Pasquino - è come un bicchiere pieno al 55-60 per cento, ma c'è ancora molto da fare. L'estate potrebbe essere nuovamente caratterizzata da migrazioni difficilissime da governare. Draghi potrà affermare ‘ve l'avevo detto’ ma non basterebbe ancora”. E dire che Mario Draghi nel suo precedente ruolo da governatore della Bce ha fatto sempre sentire la sua influenza fra i Paesi membri dell’Unione europea. Adesso il confronto è su un tema molto delicato e gli ostacoli sono tanti. “Per quel che riguarda l'immigrazione - afferma Gianfranco Pasquino - naturalmente, ha meno influenza di quella di cui dispone nell'ambito di tutte le politiche economiche. Forse, dovrebbe tentare di collegare strettamente la distribuzione dei fondi europei all'accettazione del ricollocamento dei migranti. Non è un ricatto – chiarisce il professore - ma uno scambio del tipo: al Paese T spetta un certo numero di migranti. Se li accetta tutti farà il pieno dei suoi fondi. Altrimenti li perde proporzionalmente al numero di migranti che non accoglie".

Quelle divisioni che rischiano di essere letali per l'Italia

Quanto trapelato da Bruxelles non ha rappresentato propriamente una sorpresa. Scavando nella cronaca politica degli ultimi anni, è possibile vedere numerose simili situazioni in cui l'aspettativa italiana è stata poi sistematicamente tradita. Già dalla vigilia dell'ultimo consiglio europeo era possibile intravedere il solito bluff politico: “Il fatto che il tema dell’immigrazione non sia stato inserito nell’agenda del Consiglio – ha spiegato su IlGiornale.it il ricercatore Francesco Trupia – evidenzia come tale problema non rientri paradossalmente tra le priorità dell’agenda politica di Bruxelles”. Per le istituzioni comunitarie semplicemente l'immigrazione è un tema da trattare a margine dei grandi incontri tra i capi di governo: “Tale aspetto – ha proseguito Trupia – evidenzia anche come l’Unione Europea continui a rimanere miope sul tema dell’immigrazione sia sul piano nazionale che su quello sub-regionale”.

A pesare però non è soltanto una scarsa considerazione sul tema, quanto anche una divisione tra i vari governi Ue sempre ben presente e ben latente: “A mio parere – ha sottolineato ancora Trupia – uno degli errori da evitare è quello di iniziare nuovamente a discutere di una strategia comune sul tema dell’immigrazione senza superare le diatribe dei Paesi pro e contro immigrazione”. Il perché è presto detto: reciproche diffidenze tra i vari attori e europei e reciproche contrapposizioni rischiano di trascinare le discussioni sull'argomento in vicoli ciechi. Un discorso che vale anche per il nuovo patto sull'accoglienza e l'asilo presentato a settembre da Ursula Von Der Leyen: “Il percorso di questo documento – ha ribadito il ricercatore – appare già compromesso dalle posizioni politiche dei due principali blocchi all’interno dell’Ue”.

Europa, il gigante dai piedi di argilla

Ma le divisioni sull'immigrazione altro non sono che il sintomo di un generale malessere dell'Europa. Trovare visioni comuni nel Vecchio Continente rappresenta un'autentica chimera. Vale per i migranti, così come per tutti gli altri temi più delicati: “L’attuale inerzia europea – ha spiegato ancora Francesco Trupia – è conseguenza delle varie campagne politiche volte a proteggere determinati interessi nazionali su quelli europei”. Sull'immigrazione poi la disunione dei Paesi fa emergere altri problemi importanti, a partire dalla mancanza di una chiara visione strategica e geopolitica. L'assenza di serie politiche sui migranti non solo non salvaguarda i confini, ma pone in seria discussione la capacità del continente di porsi come credibile attore internazionale.

C'è chi nei giorni scorsi ha proposto di superare il meccanismo dei veti nazionali per giungere più in fretta all'approvazione dei vari documenti e non muoversi più lentamente: “Il superamento dei possibili veti nazionali, come auspicato da Letta del Partito Democratico – ha però sottolineato Francesco Trupia – appare una miope benché politica visione del futuro dell’Europa in temi importanti come quello sull’immigrazione”. Il ricercatore vive e lavora in Polonia, uno dei Paesi il cui governo ha posto dei veti ad esempio sulla redistribuzione dei migranti: “Un superamento dei veti nazionali tradirebbe le società civili ungheresi e polacche – ha dichiarato – che negli ultimi mesi si sono rese protagoniste di forti campagne politiche di partecipazione sul tema dei diritti delle donne, delle minoranze e dei lavoratori”. In questa Europa comunque, a prescindere dalle soluzioni politiche che verranno adottate, difficilmente si arriverà preparati ad affrontare la prossima importante stagione migratoria.

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