Altra tegola sulla celebre indipendenza della magistratura: protagonisti un microfono aperto, un canale che trasmette in diretta e infine un video che tipicamente zak, sparisce. È successo in Val d'Aosta dove c'era un dibattito sul referendum in cui è spuntato questo fuorionda tra il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, e l'avvocato Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No.
I due, nel fuorionda, non parlano del referendum, ma di un ricorso presentato da Avs contro la rielezione del presidente della Regione, Renzo Testolin, una faccenda di limite dei mandati, un contenzioso che prevede una prossima udienza fissata appunto in Tribunale. Grosso dice a Marra che Testolin "si è rivolto a lui" e che, lui, ha redatto un parere sulla sua eleggibilità, e Marra risponde con un commento compromettente: "Si è rivolto a te, quindi sono contento, cioè, sono fiducioso, perché, obiettivamente è una causa molto"; Grosso ipotizza "dubbi sulla giurisdizione" e Marra replica che la relatrice gli ha mostrato "la differenza di fondo sulla decadenza" come "diritto soggettivo", cose tecniche, alle quali Grosso aggiunge che la Regione per fortuna sarà difesa da un collega "abbastanza noto, bravo", uno che vuole porre giusto quel tipo di questioni, perfetto. Chiusura del giudice: "Ce la studiamo, certo". Poi il video, a dibattito finito, sparisce: ed è proprio la sparizione ad aver alimentato l'idea che non si volesse farlo circolare. Per forza.
La prima a reagire è stata Chiara Minelli di Avs, il partito che ha presentato il ricorso, che ha parlato del giudice chiedendosi se potesse aspettarsi "un atteggiamento di totale imparzialità". Non fa un a piega: non è bello vedere il tuo giudice in una confidenza poco istituzionale con un avvocato interessato, e non uno a caso, ma un avvocato che rivendica di aver lavorato per l'oggetto della causa avversa (Renzo Testolin) e che è anche un volto di quel "fronte del No" che è gradito alla maggioranza dei magistrati. E infatti è bastato misurare l'effetto che la faccenda ha fatto online, suoi social e non solo: il messaggio che è passato è stato di familiarità di squadra ("sono fiducioso") ossia qualcosa che un magistrato, peraltro presidente del Tribunale, dovrebbe evitare come la peste, perché la giustizia non vive solo di decisioni, ma anche di apparenze. Marra, beccato, ha fatto una smentita classica: ha detto di aver conosciuto l'avvocato "al convegno", di non avergli anticipato nulla e che ogni problema "verrà valutato". In pratica: non ha detto niente, o meglio ha spostato il terreno dell'opportunità al contenuto: anche se è non è lì che si giocava la partita, bensì in quel clima da pacche sulle spalle tra un giudice e un avvocato politicamente esposto e, soprattutto, coinvolto in una causa, essendo autore di un parere legale sulla vicenda. Se basta un fuorionda, per far dubitare di un'imparzialità, il danno è fatto. Non lo ripari eliminando il video: non lo ripari e basta. L'ha detto anche Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì: "Chi si è posto alla guida di una battaglia contro una riforma che mira a introdurre maggiore trasparenza e correttezza, purtroppo, ha dimostrato quale considerazione abbia di questi principi". Parla del collega Grosso del comitato per il No, ovvio.
"Alla prima occasione utile ha infatti interloquito con un giudice in modo del tutto improprio", parole di Petrelli, e il fatto che uno come Grosso "si trovi molto vicino ai magistrati traendone occasione per un colloquio di tal genere getta un'ombra pesante sulla credibilità della campagna per il No". Non fa una piega neanche questo.