Gli inquirenti "archiviano" la pista sui misteri del Santuario, che per mesi ha gettato ombre sul delitto di Chiara Poggi. E mettono la parola fine alle teorie di Flavius Savu, il latitante ora in carcere per i video ricatti hot ai danni dell'allora rettore della Madonna della Bozzola, don Gregorio Vitali. La richiesta di Savu di essere ascoltato, inoltrata dal suo legale Roberto Grittinini al magistrato di sorveglianza di Pavia Ilaria Pia Maria Maupoil, è stata rigettata.
E così il romeno, che con i suoi detti e non detti ha per mesi alimentato la teoria di Massimo Lovati, l'ex avvocato dell'indagato Andrea Sempio, si è chiuso nel silenzio della sua cella del carcere di Torre del Gallo. Per paura di essere ucciso in prigione, fa sapere lui, ma le carte raccontano un'altra storia, che ormai non coincide più con quelle rivelazioni incredibili sui giri dei festini al Santuario, dove il prete esorcista avrebbe tenuto riti orgiastici a cui partecipavano giovanissimi e anche uomini facoltosi. Chiara, ha ripetuto Savu prima e dopo essere catturato in Svizzera, aveva scoperto il segreto indicibile della pedofilia e sarebbe stata messa a tacere.
Versione che aveva trovato terreno fertile nella scena mediatica, perché andava a rafforzare le teorie del sicario assoldato da un'organizzazione criminale dedita alla pedofilia e alla chiesa, legando il Santuario anche alle ricerche nella pennetta di Chiara, in cui, oltre ad articoli sulla pedofilia nel clero, sono salvate anche ricerche sull'anoressia e sulla coca cattiva, due fenomeni che don Gregorio cercava di combattere attraverso la comunità per i ragazzi che aveva creato.
Una strategia di Lovati, fumo negli occhi per allontanare il suo ex cliente Sempio dalla scena del crimine, relegando il delitto di Chiara a un omicidio su commissione. Con Savu che accorre in aiuto dell'avvocato, all'epoca dei ricatti intermediario proprio tra il rumeno e il prete esorcista per "regolarizzare" le dazioni di denaro estorte a don Gregorio con la minaccia di rendere pubblici video dai contenuti sessuali. L'interesse su cosa avesse potuto dire Savu, che ha rimestato così tanto nel torbido da aver acceso un faro anche sulla pista degli strani suicidi avvenuti a Garlasco dopo l'omicidio di Chiara, era collegato anche alla ricostruzione delle amicizie di Sempio, il quale, secondo Savu, sarebbe noto come "il sadico" nel giro dei riti al Santuario, mentre il suo amico suicida Michele Bertani come "il picchiatore".
Sussurri, racconti a metà, pagine di memoriali e continui appelli alla Procura di Pavia di essere ascoltato, prima che qualcuno lo facesse secco. Eppure, nessuna richiesta di audizione è mai arrivata al procuratore capo Fabio Napoleone né agli altri pm pavesi del pool Garlasco. Senza contare che nella richiesta di Savu di un incontro con il magistrato di sorveglianza non viene mai fatto cenno alla volontà del carcerato di rivelare segreti sull'omicidio di Chiara, ma semplicemente, si legge nell'istanza del 30 dicembre 2025, si sottolinea che l'interazione "potrebbe assumere anche le caratteristiche di natura e interesse investigativo".
Il cui rigetto, decretato il 7 gennaio scorso, viene motivato dalla pm Maupoil con il mancato interesse del magistrato di sorveglianza di svolgere colloqui che possano "assumere anche le caratteristiche di natura e interesse investigativo" e che "ogni richiesta in tal senso andrà indirizzata eventualmente alla Procura della Repubblica".Richiesta che a Pavia non è mai stata inoltrata. Cala così il sipario su Savu e il Santuario.