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Via dalla Germania 5mila soldati Usa. E l'Europa adesso si scopre disarmata

La "vendetta" di Donald verso chi non lo ha aiutato. Berlino si appella per il riarmo

Via dalla Germania 5mila soldati Usa. E l'Europa adesso si scopre disarmata
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Dopo l'ipotesi di ritiro di centinaia di truppe dalle basi di Italia e Spagna, definita "probabile" da Trump vista la limitata cooperazione nei raid su Teheran, ieri il primo annuncio ufficiale sui soldati a stelle e strisce di stanza in Germania, cuore pulsante della Nato in Europa. Prima il "tradimento" denunciato dal tycoon, che punta il dito contro l'atteggiamento di chi sostiene che l'America non stia "vincendo" la guerra, come fatto dal cancelliere tedesco Merz. Poi la nota del Pentagono: nel giro di sei mesi, un anno al massimo, si concretizzerà l'ordine dato da Pete Hegseth, Segretario alla Difesa. Cinquemila soldati americani in Germania, su circa 36mila, lasceranno il Paese (e le basi Nato) sguarnendo in parte l'Alleanza. E i confini tedeschi da minacce orientali.

Per il Pentagono, la decisione segue un'attenta revisione della presenza in Europa dettata "da esigenze operative e condizioni sul campo". Ma un chiaro messaggio politico inviato a Berlino, simile a quello recapitato ai funzionari dell'Amministrazione Trump II che in questi mesi si sono trovati a stonare rispetto al coro diretto dal presidente con un pensiero difforme. Chi critica il tycoon in casa o viene licenziato o silenziato o riposizionato. Se a discostarsi dalle frasi di Trump è un alleato europeo, ne paga le conseguenze. Che si preannunciano pesanti anche sull'indotto.

Solo due mesi fa Merz era stato ricevuto con gli onori alla Casa Bianca. Sul Medioriente è diventato la voce più dissonante dell'Ue dopo quella di Sánchez a Madrid. Il 27 aprile, a Marsberg, non era andato per il sottile: "I Guardiani della rivoluzione hanno umiliato un'intera nazione". Giudizio senza appello: "Non vedo quale sia l'exit strategy di Stati Uniti e Israele". Il mancato culto del capo ha conseguenze. E Trump mostra che pure intese consolidate sono oggi ad assetto variabile. A Berlino si maschera lo choc: il ministro della Difesa Pistorius afferma che il rientro dei 5mila era previsto, invitando ora l'Europa a far di più per la propria sicurezza. La modalità dell'annuncio che solo 24 ore prima vedeva la Nato ignara secondo il Daily Telegraph che escludeva l'ipotesi di ritiro è figlia di una valutazione strategica divergente sulla guerra. Che l'America volesse ridimensionare la presenza militare in Europa era infatti nei programmi. Ma la tempistica riaccende ora le paure di un'Alleanza ancora Usa-dipendente e fa suonare un nuovo campanello d'allarme tra i leader europei. "La minaccia più grave non sono i nemici esterni, bensì la progressiva disgregazione dell'Alleanza, urge invertire questa tendenza disastrosa", denuncia su X il premier polacco Tusk. La Nato sta collaborando con gli Usa per "comprendere i dettagli" dell'annuncio, dichiara la portavoce dell'Alleanza, Allison Hart, invitando l'Europa ad assumersi più responsabilità: "Oltre al 5% del Pil, garantire deterrenza per un'Europa più forte in una Nato più forte". Smorza i toni della diatriba con Trump, il ministro degli Esteri tedesco Wadephul: "L'ammonimento del cancelliere era indirizzato all'Iran, al non sfidare gli Usa, Teheran farebbe bene ad accettare la proposta Usa, col collega Rubio siamo d'accordo".

Wadephul rivendica contatti e intese con Washington: "L'Alleanza è solida, semplicemente più che in passato gli Usa mettono in chiaro che perseguono i propri interessi e danno priorità a questi". Severa resta la posizione del partito di Merz, la Cdu, per cui il ripiegamento Usa è legato piuttosto al calo di consensi per Trump in vista delle elezioni di Midterm.

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