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Il giallo del Fruttolo: la versione di Sempio. "Chiara lo mangiò quella mattina"

Ne parla con un'amica nel marzo 2025, ma il dato emerge solo tre mesi dopo

Il giallo del Fruttolo: la versione di Sempio. "Chiara lo mangiò quella mattina"
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Dai soliloqui-confessioni alle esternazioni quasi profetiche di Andrea Sempio. E dalle intercettazioni torna sotto i riflettori il Fruttolo, quello yogurt che nei primi mesi della nuova indagine su Garlasco ha convogliato l'attenzione mediatica sull'ultima colazione di Chiara Poggi, prima di essere uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. I resti della spazzatura, entrati nell'incidente probatorio che ha cristallizzato la presenza dell'aplotipo Y di Sempio sulle unghie della vittima, hanno restituito una verità scientifica diversa rispetto all'ipotesi su chi avesse consumato due vasetti dello yogurt alla fragola, rimasti per oltre otto mesi nel sacchetto dell'immondizia e poi conservati per diciott'anni, senza mai essere analizzati, dopo il dissequestro della villetta. Il dubbio che quei due Fruttolo, accompagnati dalla presenza di due cucchiaini nel lavandino che non sono stati neppure repertati, non fossero stati mangiati dalla vittima era alimentato dal fatto che Chiara fosse intollerante al lattosio, come dimostrano alcuni certificati medici agli atti dell'inchiesta. Nessuno, dunque, poteva avere la certezza, a inizio indagine, che quegli alimenti li avesse consumati Chiara. La conferma è arrivata solo a fine giugno scorso, quando le analisi effettuate sul materiale genetico prelevato dal perito Denise Albani hanno restituito la compatibilità con il Dna della vittima sulle linguette dei due Fruttolo. Oggi, però, un'intercettazione di Sempio del 21 marzo 2025 getta ombre sulla questione. Parlando con un'amica sui reperti che sarebbero entrati nell'accertamento tecnico irripetibile e manifestando una certa preoccupazione che su quegli oggetti gli investigatori avrebbero potuto trovare sue tracce legate alla frequentazione della casa, Sempio spiega che "gli unici oggetti che hanno ritrovato sono le scatole del Fruttolo che ha mangiato lei quella mattina", sottolinea inspiegabilmente dando per assodato un dato che sarebbe emerso solo tre mesi dopo, "i cereali della colazione, un'altra roba tipo la tazzina da cui beveva il tè...". L'indagato aggiunge che "forse davvero non li hanno analizzati non lo so...però su quelli già son più tranquillo...perché la mia...la mia paura fosse che tirassero fuori qualcosa...dal corrimano, dalla maniglia, dalla sedia... o magari...se lei quella mattina lì ha sceso le scale toccando il corrimano...una cazzata così...il telecomando della cella...li usavo anch'io quei robi lì...quindi se adesso mi vieni a dire che vogliono analizzare il Fruttolo e l'Estathè...l'Estathè o una tazzina...quelli son sicuro che non li ho toccati, quindi su quelli son tranquillo".

Per gli inquirenti, ben 21 indizi, legati insieme in un castello accusatorio definito solido, inchioderebbero Sempio per il delitto. Tra questi il suo Dna sulle unghie di Chiara ma ancor più l'impronta 33, la manata lasciata sulla parete delle scale della cantina dove è stato abbandonato il cadavere, in linea con un'orma sul gradino zero mai repertata nella vecchia inchiesta. Per la Procura di Pavia quella che viene considerata l'impronta dell'assassino sarebbe stata lasciata da Sempio mentre guardava Chiara morire.

Intanto ieri l'ex avvocato dell'indagato, Massimo Lovati, è finito a processo per diffamazione nei confronti dello studio Giarda, gli allora avvocati di Alberto Stasi a cui Lovati ha attribuito

una "macchinazione" e una "manipolazione organizzata" dietro la prima inchiesta del 2016 contro Sempio, a cui un'agenzia investigativa assunta dalla difesa di Stasi ha prelevato il Dna che ha portato Sempio sotto indagine.

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