"L'amicizia necessita rispetto". Con questa frase Giorgia Meloni ha risposto alle parole di Donald Trump sui soldati alleati in Afghanistan che, secondo il presidente americano, si sarebbero tenuti lontani "dalla prima linea" quando in realtà durante la guerra persero la vita 53 militari italiani. Ma si potrebbe aggiungere che l'amicizia non significa né subalternità né essere per forza d'accordo su tutto e, in questo primo anno di presidenza Trump, quando la premier si è trovata in disaccordo con il suo alleato non ha avuto remore a dirlo.
Giorgia Meloni ha spiegato che "il governo italiano ha appreso con stupore le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero rimasti indietro' durante le operazioni in Afghanistan" aggiungendo che "per questo motivo, non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una Nazione alleata".
Le parole sull'Afghanistan definite "inaccettabili" sono solo l'ultimo caso in cui la posizione dell'Italia è stata diversa da quella statunitense. Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio aveva fatto un importante distinguo dall'inquilino della Casa Bianca definendo "un errore" l'annuncio di nuovi dazi ad alcuni paesi europei dopo l'invio di militari in Groenlandia: "la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni secondo me è un errore. E ovviamente non la condivido". La Meloni aveva poi spiegato "l'ho detto a Trump. Lavoriamo a evitare escalation" ribadendo il concetto durante la sua visita in Corea del Sud. Proprio sui dazi già nel febbraio 2025 si era detta "spiazzata" dalle mosse americane sostenendo la necessità di una "risposta unita" da parte dell'Unione europea.
Anche sul Medio Oriente durante la guerra a Gaza non ha mancato di far sentire la propria voce quando sono avvenute azioni da parte di Israele ritenute sbagliate (in particolare quando è stata colpita la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza) segnando in questo un distinguo dalla linea americana. D'altro canto, nella conferenza stampa di inizio anno, il presidente del Consiglio aveva affermato in modo chiaro: "Con Trump su tante cose non sono d'accordo e quando non sono d'accordo glielo".
Anche sull'adesione dell'Italia al Board of Peace la premier ha tenuto una linea ben definita; non un'adesione a scatola chiusa bensì la volontà di approfondire il progetto che, così come concepito, "risulterebbe incostituzionale e quindi incompatibile con alcuni articoli della Costituzione italiana" riferendosi in particolare all'articolo 11. Da qui la richiesta a Trump di "cambiare la configurazione" del board per renderlo accettabile per il nostro Paese.
Un approccio emerso con chiarezza durante la sua visita alla Casa Bianca lo scorso aprile quando aveva sottolineato in modo esplicito la responsabilità della Russia sull'inizio della guerra in Ucraina affermando che "l'aggressore è Putin, la Russia ha invaso l'Ucraina".
Nonostante ciò la sinistra continua ad attaccare la Meloni accusandola di subalternità a
Trump quando in realtà porta avanti una linea pragmatica cercando di evitare rotture controproducenti con gli Stati Uniti ma al tempo stesso distinguendosi quando è necessario. In poche parole tutelando l'interesse nazionale.