Insulti non intimoriscono la Meloni: "Una sinistra misogina da salotto"

In una lunga intervista per La Stampa, Giorgia Meloni è tornata sugli insulti ricevuti, individuando tre forme di razzismo. Ma ha analizzato anche l'attuale situazione e i limiti del governo Draghi

Insulti non intimoriscono la Meloni: "Una sinistra misogina da salotto"

L'attacco sessista a Giorgia Meloni da parte del professore dell'università di Siena ha portato a un risultato: per la prima volta le forze politiche bipartisan le hanno espresso solidarietà per gli attacchi subiti. Da anni, infatti, il leader di Fratelli d'Italia è nel mirino degli odiatori, social e non social, senza che mai la sinistra si sia esposta per stigmatizzare certi atteggiamenti. Stavolta sì, ma solo dopo che a chiamare Giorgia Meloni è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È stato comunque un buon risultato per l'unica donna leader di un grande partito italiano, che a La Stampa ha commentato quanto accaduto nei giorni scorsi: "La telefonata di Mattarella segna un limite, lo voglio sperare. Non sono nuova a questo genere di insulti ma ho notato che negli ultimi tempi il livello si è alzato. Non è più la persona nascosta dietro il profilo delle rete, ora si tratta di docenti, storici, giornalisti".

Il razzismo verso la destra

Un'amara considerazione sul livello dei nuovi odiatori e fomentatori di odio, e che per Giorgia Meloni si configura come "il frutto di diverse forme di razzismo. Le forme di razzismo viste in quel siparietto erano almeno tre. Intanto quella nei confronti delle donne, che è tipica della misoginia: sembra che non si possa prescindere dal riferimento a una donna senza dire cose turpi. Poi c'è il razzismo verso la destra analfabeta".

Giorgia Meloni non ci sta a passare per ignorante, come è stata additata dal professore dell'università di Siena, e ha rivendicato una solida istruzione e cultura, frutto anche della sua estrazione familiare: "Ho avuto la fortuna di avere una madre che è una dei più grandi lettori della storia. Ho cominciato a leggere giovanissima libri straordinari. Sono una persona alla quale piace leggere tantissimo. Ma le pare che debba ancora dare questo genere di rassicurazioni? Nessuno, che non abbia un pregiudizio razzista verso di me, può definirmi ignorante e analfabeta".

Il leader di Fratelli d'Italia difende la sua città natale e parla di "accento romano pronunciato" che non può comunque essere considerato un indicatore di ignoranza. "Considerando che abbiamo ministri che sbagliano un congiuntivo su tre, direi che lo sguardo di questi esimi professori potrebbe benissimo rivolgersi altrove. Si sono imbufaliti perché ho citato Brecht", ha proseguito nel corso dell'intervista a La Stampa.

Arriva, poi, l'affondo verso una certa corrente di pensiero politico: "La differenza tra chi è cresciuto a destra e chi è cresciuto a sinistra è che loro avevano i libretti rossi con scritto cosa si dovesse leggere e pensare. Noi no, abbiamo sempre letto tutto senza pregiudizi. Solo uno stupido legge unicamente quanto scrive chi è conforme alla sua idea". A dimostrazione di questo, Giorgia Meloni ricorda che durante il discorso pronunciato dopo la nomina a presidente di Azione giovani citò il Cirano di Guccini. La leader di Fratelli d'Italia, quindi, cita la terza forma di razzismo individuata nell'intervento incriminato, forse il più grave: "Per loro è un insulto definire qualcuno pesciarolo, ortolano, contadino. Ma anche le anime belle della sinistra mangiano grazie a chi svolge quei lavori indispensabili per la società italiana. Questa sinistra invece se ne sta chiusa nei suoi salotti a discettare dei problemi del popolo, che disprezza e non capisce".

La continuità del governo Draghi col Conte bis

Il discorso si è spostato poi sui temi d'interesse comunitario, come i vaccini sui quali c'è un grandissimo ritardo: "L'Europa non ha sicuramente gestito bene la questione vaccini. E c'è qualcosa che non torna in questa Europa degli europeisti in cui la Germania va a trattare le dosi per suo conto. Se l'avessi fatto io al governo dell'Italia mi avrebbero detto che era un comportamento da impresentabile sovranista". E il governo di Mario Draghi? Sebbene sia ancora presto per trarre delle conclusioni, Giorgia Meloni percepisce eccessiva continuità con il precedente esecutivo di Giuseppe Conte e "una immotivata sovraesposizione del Pd. Nella squadra di governo emergono troppi ministri dell'esecutivo precedente e un Pd che, pur continuando a scendere nei sondaggi, ha sempre più peso. Confermare la Lamorgese significa continuità con la politica migratoria. Confermare Speranza significa continuità nella lotta alla pandemia con chiusure settoriali che abbiamo contestato in questi mesi. Orlando è la sinistra più sindacalizzata".

Il ruolo del centrodestra

Sul ruolo del centrodestra in questo governo, Giorgia Meloni spiega: "Io spero che incida ma non capisco alcune cose. Parliamo delle decisioni di queste ore. Abbiamo presentato una serie di emendamenti al Milleproroghe che avrebbero segnato una discontinuità, ma sono stati tutti bocciati. Mi ha lasciato stupefatta che si sia prorogato il decreto svuota carceri di Bonafede. Abbiamo presentato un emendamento per sospendere gli effetti della prescrizione in attesa che si faccia la riforma ed è stato bocciato anche - e mi è dispiaciuto - con i voti del centrodestra". E sulla preoccupazione per l'aumento dei contagi alla luce delle varianti, la leader di Fratelli d'Italia chiede chiarezza: "Io vorrei condividere le evidenze scientifiche per giustificare le limitazioni delle libertà personali. Se il governo stabilisce che un ristorante può rimane aperto a pranzo con le giuste prescrizioni perché deve chiudere a cena? Da Draghi ci aspettavano un cambio di passo, ma oggi non c'è".

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