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Giravolta arcobaleno sulle spese militari. La Schlein molla Kiev: "Basta soldi per le armi". Ala riformista in rivolta

Dal mini-tour svizzero, terra di banche e cioccolato, Elly Schlein annuncia la svolta pacifista e anti-militarista del Pd

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Dal mini-tour svizzero, terra di banche e cioccolato, Elly Schlein annuncia la svolta pacifista e anti-militarista del Pd. E per motivare il cambio di linea cita il cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Sì sono d'accordo con lui sulla richiesta di rinviare di cinque anni l'obiettivo di destinare ogni anno il 2 per cento del Pil alla spesa militare come richiesto dalla Nato». Annuncio che sancisce, almeno a parole, lo scivolamento dei democratici sulle posizioni grilline. Quella del no alla quota del 2% del Pil per la Difesa è una bandiera di Giuseppe Conte. E non importa che il leader dei Cinque stelle, quando è stato a capo del governo, abbia puntualmente, ogni anno, aumentato la spesa in armamenti e munizioni. Dettaglio. Il pacifismo è una battaglia che si è intestato. E che da ieri appartiene anche al Pd di Schlein. Però va fatta una precisazione. I governi Draghi e Conte 2 hanno fissato nell'anno 2028 il raggiungimento dell'obiettivo del 2% del Pil da destinare alla spesa militare.

L'ala di Base Riformista del Pd è in forte imbarazzo e fa sapere: «Nessun cambio di linea, l'obiettivo del 2% del Pil per la Difesa entro il 2028 resta. Ciò che conta è continuare con l'incremento annuale graduale, e compatibile con le nostre capacità finanziarie, che abbiamo iniziato a partire dal governo Conte2, proseguito con Draghi e anche con la prima legge di bilancio del governo Meloni». L'ex ministro Lorenzo Guerini chiarisce: «È un tema delicato, in cui entrano in gioco anche diverse sensibilità con cui confrontarsi con rispetto e su cui le polemiche non servono».

Su Scholz però Schlein commette un mezzo autogol. In realtà il cancelliere, basta fare una ricerca in rete, non ha mai parlato di un rinvio di 5 anni. Il capo del governo tedesco fa riferimento alla media del 2% nei prossimi 5 anni. In effetti la Germania a guida Scholz ha aumentato il budget militare di 2 miliardi di euro nel 2024 fino a un totale di 52 miliardi di euro. Il budget per la difesa della Germania era stato aumentato anche nel 2023, determinando il più grande riarmo del paese dalla seconda guerra mondiale. Schlein teme, dopo la sua uscita, di finire nella lista dei putiniani e dunque avverte: «Siamo fortemente al fianco del popolo ucraino che ha subito l'aggressione russa. Non può esserci equidistanza su questo e il Pd continua a dare pieno supporto a ogni forma necessaria per l'autodifesa del popolo ucraino rispetto all'aggressione russa. Al contempo vogliamo vedere un ruolo più forte, diplomatico e politico, dell'Europa per far finire questo conflitto con una pace giusta per il popolo ucraino».

Sul fronte Nato riferiscono al Giornale fonti della Difesa «da ieri sono in fortissima risalita le quotazioni del capo di Stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone per la guida del Comitato militare dell'Alleanza Atlantica». «Una nomina - fanno sapere le stesse fonti su cui si stanno spendendo molto il ministro della Difesa Guido Crosetto e il premier Giorgia Meloni con la benedizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella». La candidatura di Cavo Dragone fu avanzata dall'allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini. La scelta è non questione di giorni o settimane. Ma con ogni probabilità arriverà a fine ottobre. L'eventuale approdo dell'ammiraglio Cavo Dragone alla Nato libererebbe la poltrona di capo di Stato maggiore della Difesa aprendo il valzer delle nomine nelle forze armate. Dal mini tour in Svizzera Schlein non parla solo di Difesa e guerra. Tra una tappa e l'altra, da Basilea a Bienne, la segretaria del Pd rispolvera la battaglia antifascista: «Siamo in un momento storico in cui vediamo troppi pericolosi rigurgiti di nazionalismo e negazionismo della storia con pensieri che possiamo ancora definire fascisti». E poi mette nel mirino il premier Meloni sull'immigrazione: «I nazionalisti nella loro retorica di odio scelgono un nemico al giorno che sono le persone diverse: la donna troppo emancipata, la comunità Lgbt, i migranti e oggi anche gli ecologisti. Noi dobbiamo batterci insieme perché quella retorica di odio portata agli estremi, mette i nazionalisti uno contro l'altro dalle opposte parti dei muri che vogliono costruire. Basta vedere il fallimento di Meloni nel tentativo di mediare coi i suoi alleati nazionalisti polacchi e ungheresi...».

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