Nelle prime ore del primo dell'anno la vita ci è arrivata addosso come il calcio di un mulo. La televisione gridava sommessa le immagini della strage di Crans Montana e ci siamo diretti nella stanza accanto dove dormivano nostro figlio sedicenne e i suoi tre amici. Erano rientrati da poche ore dallo stesso Capodanno. Era un'altra montagna ma avrebbe potuto essere quella. Era un altro locale ma avrebbe potuto essere quel locale. Ci siamo chinati sui loro letti a baciarli tutti e quattro. Grati e in colpa, atterriti e sollevati. Eravamo partiti tutti da Milano come tanti dei ragazzini che hanno trovato la fine a Crans. Perché di fine, in diversi modi, si è trattato per tutti. Conoscevamo Achille che è tornato in una bara, Giuseppe che soffre al Niguarda, Elsa che è in un calvario a Zurigo. Ma il fatto è che anche chi non ne conosce qualcuno ha smesso di dormire: la testa appoggiata sul cuscino e le immagini che scorrono a rullo dietro gli occhi inutilmente chiusi, con la porta girevole della veglia e del sonno incastrata nell'orrore. In uno stato di perenne allerta tipico di chi comprende che nulla è mai sotto controllo. E a tratti, anche durante il giorno, ci si trova a inseguire una boccata d'aria che non arriva mai. Perché l'1 gennaio 2026 ci ha crudelmente ricordato che la vita è un grande spavento. Non può essere nulla di diverso se si pensa che quei genitori, oggi impietriti come statue di marmo, hanno consegnato al destino i propri figli nelle migliori condizioni possibili e quei figli non hanno più fatto ritorno. Da un bel posto sicuro, dai loro magici sedici anni, dalla notte più promettente dell'anno. Li hanno salutati pieni di promesse e sono state disattese tutte. nel peggiore dei modi.
Ci siamo messi tutti a immaginare quella telefonata ricevuta in piena notte, quell'allarme disperato passato di cellulare in cellulare, le notizie frammentate, i messaggi troncati, le sirene di sottofondo a squarciare il gelo perfetto della montagna, a sporcare il silenzio irreale della neve. Perché da quella stramaledetta notte sembra che quella telefonata possa raggiungere chiunque di noi.