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Il grido del Papa ai potenti: "I governanti ora si fermino. Basta morti nel nome di Dio"

Prevost cita il "Mai più guerra" di Wojtyla. "Mettiamo fine alla follia, costruiamo pace"

Il grido del Papa ai potenti: "I governanti ora si fermino. Basta morti nel nome di Dio"
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Il grido disperato di Papa Leone rivolto ai governanti affinché si fermino, si siedano ai tavoli del dialogo e depongano le armi. E poi il monito: "Basta idolatria di se stessi, del denaro, basta guerra".

L'appello, a richiamare le parole di Karol Wojtyla: "Mai più guerra", una follia, dice Prevost, che deve terminare. L'invito a rialzarsi insieme "dalle macerie", e il monito ad arginare il "delirio di onnipotenza" che "si fa sempre più imprevedibile e aggressivo". Nel giorno in cui in Pakistan, a Islamabad, iniziano i colloqui tra Stati Uniti e Ira, Leone XIV presiede la veglia di preghiera per invocare la pace nella Basilica di San Pietro.

Una iniziativa, da lui voluta e annunciata la domenica di Pasqua, che fa seguito ai suoi numerosi appelli affinché tacciano le armi. "Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni - ammonisce il Pontefice -. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!". Perché, ribadisce il Papa statunitense, "la guerra divide, la speranza unisce", la "prepotenza calpesta" e "l'idolatria acceca". Viviamo "un'ora drammatica della storia" e occorre affrontarla insieme, "come umanità e con umanità". La recita del rosario in una San Pietro gremita. Anche la piazza è affollata e il Papa - a sorpresa - va a benedire i fedeli e a invitarli ad unirsi al suo grido di pace. "Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace", esordisce. E già si comprende il fil rouge della sua iniziativa. "Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà" continua il Papa, che poi cita i suoi predecessori, da Paolo VI a Giovanni Paolo II. "Mai più la guerra!". Non cita, Prevost, i singoli conflitti che attanagliano il mondo.

Ma il pensiero va a quella nel Golfo e in Medio Oriente. "Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana - osserva - sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita".

Ed ancora: "Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all'ascolto e all'incontro. Alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l'idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio. Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza", dice ancora il Papa citando la preghiera per la pace di Giovanni Paolo II del 1991: "Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza".

Infine la preghiera del Pontefice affinché "la follia della guerra abbia termine", accompagnata dall'invito ad ascoltare "la voce dei bambini" dai quali si percepisce, con la verità dell'innocenza, tutto l'orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio".

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