Minacce commerciali all'Ue per la Groenlandia, tentativi di diplomazia con l'Iran (ma con il supporto di soldati e portaerei), l'invio del capo della Cia a Caracas. Donald Trump si muove a 360 gradi sullo scacchiere internazionale, dando seguito all'avvertimento espresso solo pochi giorni fa che "il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione". Anzitutto, il presidente americano non sembra avere alcuna intenzione di abbandonare le mire sull'isola artica, e ora non esclude la possibilità di ricorrere alla scure dei dazi contro i Paesi che non sono d'accordo con i suoi piani, mentre il capo del Comando congiunto artico della Danimarca spiega di aver invitato anche gli Stati Uniti alle esercitazioni, precisando che riguardano "ciò che sta accadendo in Ucraina". "Potrei imporre tariffe doganali ai Paesi" per la Groenlandia, di cui "abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale", sottolinea il tycoon. E offre pure esempi di come i dazi possono essere usati come leva, tra cui le minacce a Francia e Germania se non avessero aumentato i prezzi dei farmaci da prescrizione.
Sul fronte iraniano, invece, l'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, suggerisce che l'amministrazione Usa preferisce una soluzione diplomatica, piuttosto che militare, alle tensioni in corso scatenate dalla repressione violenta delle proteste da parte di Teheran. "Spero in una soluzione diplomatica. Lo spero davvero", afferma durante la conferenza dell'Israeli-American Council in Florida, spiegando che un accordo con la Repubblica islamica dovrebbe affrontare quattro questioni, ossia "l'arricchimento nucleare, i missili, il materiale nucleare di cui dispongono e le milizie alleate". "Se vogliono tornare a far parte della comunità internazionale possiamo risolvere questi quattro problemi per via diplomatica, e questa sarebbe un'ottima soluzione - prosegue - L'alternativa è negativa". I funzionari statunitensi, tuttavia, non escludono potenziali azioni militari nel prossimo futuro e continuano a prepararsi di conseguenza, anche attraverso lo spostamento di risorse, al fine di offrire al presidente questa opzione qualora decidesse di procedere. Il Pentagono si sta preparando a inviare più forze in Medio Oriente secondo Nbc, dopo che si è appreso che la portaerei Lincoln si sta spostando dal mare cinese nell'area mediorientale. Stando a fonti informate si tratterebbe di un gruppo d'attacco di portaerei, aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri. Le forze armate dovranno poi garantire che l'esercito sia pronto nel caso in cui l'Iran dovesse attaccare le basi Usa o gli alleati nella regione. L'equipaggiamento e migliaia di altre forze arriveranno nei prossimi giorni e settimane. La portavoce della Casa Bianca avverte come "la verità è che solo Trump sa cosa farà, e solo un ristrettissimo gruppo di consiglieri è a conoscenza del suo pensiero in merito". Il presidente russo Vladimir Putin, invece, sente al telefono il premier israeliano Benjamin Netanyahu sull'Iran, confermando "la disponibilità a continuare a intraprendere sforzi di mediazione, e promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli interessati".
Al 1600 di Pennsylvania Avenue, nel frattempo, The Donald ha incontrato la leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado, la quale gli ha offerto il suo premio Nobel per la pace. "Contiamo su Trump per la liberazione del Venezuela", ha detto lei, avvertendo che il suo Paese è "molto vicino" alla libertà.
E il direttore della Cia John Ratcliffe è invece a Caracas per incontrare la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez, diventando il più alto in grado all'interno dell'amministrazione Usa a visitare il Venezuela da quando Nicolas Maduro è stato catturato.