"Guerra santa a Macron". Erdogan guida l'Islam, ma ora l'Europa fa muro

Il Sultano paragona i musulmani agli ebrei perseguitati: "La Francia è da boicottare"

A giocare con il fuoco si rischia di scottarsi. La Francia lo sta capendo con almeno 10 anni di ritardo. E non per la lungimiranza di Emmanuelle Macron, ma per la sua paura di regalar altri voti ad una Marine Le Pen pronta a far tesoro dell'ondata d'indignazione sollevata dalla decapitazione dell'insegnante Samuel Paty. Comunque a differenza dei predecessori Nicolas Sarkozy e Francois Hollande, sempre pronti a flirtare con Qatar e Fratelli Musulmani, il presidente francese ha il merito di guardare in faccia la realtà e denunciare la pericolosità di quello che ha apertamente definito «islam separatista». Un'Islam che dopo aver regalato oltre mille militanti allo Stato Islamico e aver seminato sangue e morte da Parigi a Nizza sta divorando città e periferie sottraendole alle leggi dello Stato. Ma la pericolosita di quell'Islam e delle nazioni musulmane pronte a farsene bandiera mostra il suo vero volto anche sul fronte internazionale. Il più esplicito, ma anche il più arrogante ed aggressivo, è quello esibito dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Ieri dopo aver nuovamente invitato il presidente francese a controllare la sua «stabilità mentale» il «sultano piromane» - come lo definisce Le Monde - ha proposto un boicottaggio di tutti i prodotti d'Oltralpe. Poi, non pago, si è lanciato in una serie di durissimi attacchi alla Germania di Angela Merkel e all'Unione Europea. Dopo aver denunciato l'islamofobia definendola «la peste dei paesi europei» Erdogan ha accusato l'Ue di fomentare una campagna di linciaggio anti islamico «simile a quella contro gli ebrei prima della Seconda Guerra Mondiale». Parole singolari visto che a pronunciarle è un presidente nemico d'Israele e alleato d'Hamas Ma l'attacco più duro è quello riservato ad una Germania che - anche per la presenza sul proprio territorio di quasi 5 milioni di turchi - si è sempre dimostrata assai tollerante verso le intemperanze di Ankara. «Parlate di libertà di religione, ma siete i veri fascisti, gli eredi dei nazisti» ha detto Erdogan rivolgendosi a Berlino. Subito dopo ha nuovamente sparato a zero su Bruxelles sostenendo che «in certi Paesi europei, l'odio verso l'Islam e i musulmani è diventata una pratica promossa persino dai presidenti». Ma dietro gli affondi di Erdogan - definiti inaccettabili da Angela Merkel - si profila uno schieramento di paesi islamici pronti ad allinearsi con la Turchia e a sostenere lo scontro con la Francia e con l'Europa. Certo in molti casi l'ipocrisia è assolutamente macroscopica. Il Qatar, già grande alleato di Sarkozy nella guerra a Gheddafi e agli interessi italiani in Libia, è - oggi - uno dei primi ad attaccare le posizioni secolariste e anti-fondamentaliste del presidente francese. E farebbe quasi ridere - se non fosse tragica - l'ipocrisia di Imran Khan il premier pakistano pronto ad accusare d'islamofobia l'Eliseo mentre a casa sua resta in vigore l'ignobile legge sulla blasfemia. Una legge, utilizzata soprattutto per perseguitare i cristiani, la cui vittima più famosa è stata quell'Asia Bibi condannata alla forca e tenuta in galera per dieci anni dopo esser stata ingiustamente accusata d'aver ingiuriato il Corano e il profeta Maometto. Eppure nonostante quei trascorsi il Pakistan s'è permesso ieri di convocare l'ambasciatore francese. Una convocazione durante la quale è stata espressa «la più energica protesta» per la «pubblicazione di disegni blasfemi» e per le dichiarazioni del presidente Macron in difesa delle vignette su Maometto riproposte da Charlie Hebdo. Secondo il ministro degli Esteri di Islamabad Shah Mahmood Qureshi «le parole irresponsabili di Macron gettano nuova benzina sul fuoco». «Nessuno - ha aggiunto Qureshi - ha il diritto di ferire i sentimenti di milioni di musulmani con il pretesto della libertà d'espressione».

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