"Ha tirato fuori l'armamentario sessista. È garantista solo quando riguarda lui"

L'esponente dem: "Mancava solo che dicesse che aveva la minigonna e i tacchi a spillo. I tempi? La legge prevede un anno per la denuncia"

"Ha tirato fuori l'armamentario sessista. È garantista solo quando riguarda lui"

«Incredibile. Quando mi hanno mandato il video di Beppe Grillo e lo ho guardato sono rimasta veramente senza parole».

Alessia Morani, oltre ad essere parlamentare Pd e aver fatto la sottosegretaria allo Sviluppo Economico nel governo Conte 2, è anche avvocata, e garantista militante: «Per me il figlio di Grillo - come tutti - è ovviamente innocente, fino al terzo grado di giudizio», premette. Ma il videomessaggio del padre non le va giù: «Capisco il dispiacere di un genitore. Ma che un uomo pubblico con la sua visibilità e il suo ruolo politico utilizzi questi mezzi per proporre le proprie tesi all'interno di un processo in corso è molto grave. Per non parlare poi delle argomentazioni usate».

Parliamone invece, onorevole Morani: cosa non la convince nel merito dell'invettiva di Beppe Grillo?

«Una sequela di affermazioni inaccettabili, e ai limiti dell'indecenza. Anzi, no, quei limiti li ha ampiamente superati. Grillo ha tirato fuori tutto l'armamentario più culturale più becero e odioso che viene tipicamente usato per colpevolizzare le donne nei processi per stupro. Mancava solo che dicesse che la ragazza aveva la minigonna e i tacchi a spillo, e quindi se la era cercata».

A quali affermazioni si riferisce?

«Ma come si fa ad arrogarsi il diritto di dire che lasciar passare otto giorni per denunciare una violenza riduce la credibilità della denuncia stessa? È una grave mancanza di rispetto per la persona che dice di aver subito lo stupro. Evidentemente Grillo ignora che la legge in vigore prevede addirittura un anno per presentare querela in caso di violenza sessuale, proprio perché si tratta di un reato molto particolare, che ti scardina l'anima: in molti casi occorre tempo e grande sforzo per superare lo choc e trovare il coraggio di presentare una denuncia. A volte passano anche molti mesi. E non è un caso se, dopo molte battaglie, abbiamo ottenuto che i tempi fossero più lunghi e che la querela, una volta presentata, non sia più ritirabile. Proprio per evitare che la vittima ci ripensi sotto la pressione della gogna mediatica. Mi stupisce questa evidente ignoranza o mancata considerazione della legge».

Beh, almeno un risvolto positivo c'è: Grillo e i suoi sembrano aver improvvisamente scoperto il garantismo. Non è contenta, onorevole Morani?

«Non c'è dubbio che sia la cosa forse più sorprendente: un rapidissimo ribaltamento di posizioni, rispetto alle gogne che sono state inflitte a tanti e per tanto tempo. Uno degli strumenti che Grillo e i suoi seguaci hanno più usato a fini politici, senza risparmiare nulla contro chi incappava in disavventure a sfondo giudiziario. Mentre vorrei sottolineare come non ci sia stato nessun battage mediatico particolare contro il figlio di Grillo. La vicenda è stata tenuta bassa, trattata con sobrietà e soprattutto nessun partito o esponente politico, ripeto nessuno, ha minimamente usato contro M5s una storia giudiziaria così dolorosa, a fini politici».

Molti esponenti Cinque Stelle si schierano con il capo. C'è persino Paola Taverna che si scaglia contro le «speculazioni da sciacalli» sulle disgrazie giudiziarie di Beppe. Una rivoluzione epocale...

«Mi fa molto piacere questa rapida evoluzione di pensiero dei grillini, di cui ricordo le tante campagne mediatiche feroci anche contro miei amici, che hanno creato molto dolore. Che dire? Meglio tardi che mai: magari quando si viene toccati personalmente si capiscono tante cose. O magari l'essere stati per anni al governo li ha aiutati pian piano a maturare anche dal punto di vista del garantismo, chissà».

Alla voce di Alessia Morani se ne aggiungono molte, tra le donne del Pd. Tutte contro il video dell'ex comico: «Ripugnante», secondo Alessandra Moretti. «Un tentativo violento di gettare discredito sulle vittime», dice Valeria Fedeli. «Parole estranee a qualunque forma di rispetto per chi denuncia abusi sessuali», per la capogruppo al Senato Simona Malpezzi. Cui fa eco dalla Camera Debora Serracchiani: «Non c'è amarezza di padre che tenga».

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