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Hannoun batte cassa: parte la raccolta fondi dalla cella

Nasce il "comitato per i prigionieri" oggi in carcere perché ai vertici di Hamas

Hannoun batte cassa: parte la raccolta fondi dalla cella
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Ancora richieste economiche da parte dell'Api, l'associazione dei palestinesi in Italia fondata da Mohammad Hannoun, oggi in galera con l'accusa di essere il vertice di Hamas in Italia. Ma la sua carcerazione non arresta certo l'operazione di propaganda e il tentativo di aggregare attorno alla causa dei "poveri palestinesi arrestati". Per questo, infatti, hanno deciso di dar vita al "comitato per i Prigionieri Palestinesi", in modo da far fronte anche alle "esigenze legali, politiche e umane connesse alla detenzione di Hannoun, Raed Dawoud, Riyad Albustanji e Yaser Elasaly". Descritti come dei poveri martiri quando, in realtà, come spiega l'accusa, avrebbero dirottato ai terroristi almeno 7 milioni di euro raccolti con la scusa della beneficenza. Ma, nonostante le montagne di contanti trovati nelle abitazioni degli arrestati e le innumerevoli tracce di pagamenti sospetti, hanno deciso di indire altre "raccolte fondi destinate esclusivamente alle spese legali e al sostegno delle famiglie". Questo invitando "associazioni e istituzioni, personalità pubbliche e del mondo accademico e culturale, organizzazioni sindacali, movimenti politici e sociali, singoli cittadini".

Ma perché qualcuno dovrebbe investire (nuovamente) per aiutare chi, sempre stando alle prove fornite dall'accusa, avrebbe preso in giro prima di tutto gli italiani che nella causa palestinese credevano davvero?

Hannoun resta quindi anche leader da dietro le sbarre perché il Comitato nasce su mandato dei detenuti "con l'obiettivo di garantire una rappresentanza responsabile, coordinata e trasparente delle iniziative di solidarietà".

Il tentativo di ripulire l'immagine è partito, ma è difficile smentire un impianto accusatorio che, anche senza le prove israeliane (le misure cautelari sono state confermate per 4 persone su 7 senza che queste fossero prese in considerazione) è saldo. Incontri con i vertici di Hamas, uno su tutti quelli con Ismail Haniyeh (capo politico dei terroristi a Gaza fino al 2024), Albustanji con in mano il mitra, Dawoud nei tunnel che costruivano i tagliagola, intercettazioni in cui il capo dell'Api faceva chiaramente riferimento ai terroristi, canzoni che esaltavano attentati. Tra la documentazione acquisita, infatti, nel server Abspp (l'asssociazione tramite cui venivano fatte e raccolte fondi) nella cartella di backup delle immagini contenute nel cellulare di Hannoun sono state reperite numerose immagini che riportano martiri e combattenti in armi, riferimenti ad Hamas, alle Brigate al-Qassam (il braccio armato) e ai leader del movimento.

Ma, soprattutto, bambini in uniforme e con maglie di Hamas con al contempo sollecitazione a donazioni in favore delle famiglie povere di Gaza con il logo di Hamas. Ci vuole una buona dose di coraggio per pensare di tornare a battere cassa, soprattutto se pensano che nessuno sia disposto a fermali.

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