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Hannoun jr. attacca il governo. "Quello che fa travalica il male"

Il figlio del predicatore agli arresti guida la piazza e sfida la premier: "Dobbiamo restare uniti, tanto mio padre sa che uscirà presto". Tutele alle toghe che indagano

Hannoun jr. attacca il governo. "Quello che fa travalica il male"
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Si chiama Mahmoud Hannoun, ed è il figlio di Mohammad, l'uomo al centro della nostra inchiesta e delle indagini di procura, polizia, digos e guardia di finanza, in quanto presunto vertice della cupola di Hamas in Italia. Diversi i presìdi che si sono svolti in questi giorni in suo sostegno, organizzati per rivendicare la libertà di Hannoun, in carcere al Marassi di Genova, e degli altri otto suoi sodali accusati di aver inviato denaro ad Hamas. Denaro raccolto tramite organizzazioni che, secondo l'accusa, sarebbero riconducibili ad Hannoun, come la Abspp e La Cupola d'oro. Tra gli appuntamenti in piazza sabato ce ne è stato uno anche a Genova, dove il figlio del capo dell'Api (Associazione dei palestinesi in Italia presieduta da Hannoun), ha tenuto un discorso in cui ha pensato bene di seguire le orme paterne e accusare il governo di Giorgia Meloni, invitando anche alla continua mobilitazione in attesa che il giordano filo Hamas, secondo il figlio, esca dal carcere: "Dobbiamo rimanere uniti perché ora il governo sta mettendo sempre più pressioni e, come abbiamo visto anche con la guerra a Gaza, siamo succubi e vittime delle pressioni e degli interessi di paesi esteri. Siamo vittime tutti noi, non solo a Gaza, anche qua in Italia e in Europa, non dobbiamo lasciare che ci influenzino. Il bene e il male: tra loro c'è una linea ben definita. E quello che sta facendo il governo italiano travalica clamorosamente il male".

Poi prosegue: "Mio padre è una grande persona. Per chi non lo conosce, o per chi lo conoscerà quando poi uscirà, è una persona che è sempre stata rigida sull'onestà, davanti agli altri e pure quando era da solo in stanza senza nessuno che lo osservava. Mio padre amava l'onestà, e la ama ancora e per questo sa che non ha nessuna colpa". Poi sfida i magistrati: "Lui sa che uscirà presto. Noi intanto teniamo riscaldate le piazze e, anzi, dobbiamo cercare di essere sempre di più per accoglierlo calorosamente quando tornerà con noi in piazza, dove egli e noi apparteniamo".

Ma è utile ricordare che il figlio non è certo estraneo alle accuse che sono state mosse al padre: è lui, infatti, a comparire nelle carte come uno dei nomi che si occupava di alcune transizioni economiche. L'undici dicembre del 2024, come riportato nella tabella che indica gli episodi più significativi di trasferimento all'estero di denaro contante, trasportava duecentomila euro per conto della Abspp in Turchia. E il 16 gennaio del 2025 altri cinquantamila. La Turchia, la stessa in cui Hannoun era in procinto di trasferirsi poco prima dell'arresto, e in cui possiede degli appartamenti. Sempre la Turchia identificata come hub nevralgico e centrale per le operazioni di Hannoun, che dal 2017 avrebbe cambiato strategia, utilizzando paesi intermediari per il money transfer e utilizzando, come causali dei bonifici "Pacchi viveri per i profughi palestinesi", "aiuti alimentari" e simili per provare a mascherare la reale finalità dell'azione.

Intanto, mentre c'è chi grida alla propaganda israeliana, al tentativo di questo governo di reprimere la resistenza, ci sono magistrati ora finiti sotto tutela. Il Comitato per l'ordine e la sicurezza di Genova ha, infatti, disposto in via d'urgenza la tutela per la giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini e il pm Marco Zocco dopo la maxi inchiesta che ha portato all'arresto di Hannoun. Si tratta di una misura preventiva, è stato spiegato, ma certo è che il clima attorno alle piazze pro Pal non è dei più sereni.

I due magistrati avranno assegnati un agente della polizia e un militare della guardia di finanza che li seguiranno negli spostamenti e nei giorni scorsi è stata disposta la sorveglianza fissa davanti al tribunale con una pattuglia, a turno, di carabinieri, polizia e guardia di

finanza a presidiare l'ingresso di palazzo di giustizia.

Loro cercano di smantellare il terrorismo in Italia e sono sotto protezione, ma a gridare all'ingiustizia è proprio chi il terrorismo, in teoria, lo avrebbe favorito.

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