I 5 Stelle fanno quadrato attorno a Federico Cafiero De Raho (foto). E accusano la maggioranza di governo di aver costruito un "castello accusatorio e calunnioso" nei confronti dell'ex procuratore, "funzionale, per la tempistica adottata dalla commissione Antimafia, anche a sostenere la campagna di approvazione della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere". I grillini sono pronti a spaccare il fronte dell'opposizione pur di non votare la relazione finale, che getta ombre sulla consapevolezza di De Raho di quel sistema compulsivo di dossieraggio sui politici di centrodestra, messo a segno dal finanziere Pasquale Striano, il quale passava le informazioni riservate ai giornalisti di Domani, mentre De Raho era al vertice della Dna. Se sul versante giudiziario l'inchiesta della Procura di Roma è già alle porte del processo, su quello politico pesano due anni di approfondimenti e audizioni della commissione, presieduta dalla deputata di Fdi Chiara Colosimo, che oggi chiuderà il cerchio con il voto sul documento conclusivo da consegnare al Parlamento. Una relazione che verrà votata durante la seduta prevista per le 13.30 a Palazzo San Macuto, dove si preannunciano scintille. Ad alimentare i sospetti sull'imminente frattura nel campo largo è una mozione in solitaria del Movimento guidato da Giuseppe Conte, che ieri pomeriggio ha depositato in Commissione Antimafia una relazione di 46 pagine per tentare di smontare il documento della maggioranza, di 202 pagine, al vaglio dei commissari. Il motivo del contendere è proprio la posizione di De Raho, il quale, nonostante abbia giurato di non essersi mai accorto di quel verminaio ordito sotto i suoi occhi per quattro anni (dal 2018 al 2022), per la Commissione era invece "informato degli illeciti consumati all'interno degli uffici della Dnaa", si legge nel documento, in cui vengono delineati con dovizia di particolari le circostanze alla base dell'inquietante conclusione, tra cui i dissidi tra Striano e i suoi superiori sulla modalità borderline delle operazioni, ma soprattutto alcuni accertamenti relativi ai fondi della Lega, il partito più dossierato. Viene richiamata una riunione del 27 ottobre 2020, convocata su Teams dal procuratore generale della Corte di Cassazione pro tempore Giovanni Salvi, in tema di intercettazioni e gestione delle Sos, nel corso della quale il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, era andato su tutte le furie perché De Raho avrebbe "indebitamente trattenuto e lavorato, trasformando il tutto in un atto di impulso, delle Sos inerenti ad un partito politico (la Lega, ndr) che in alcun modo avevano a che fare con le competenze della Dnaa, non trattandosi di atti afferenti né alla criminalità organizzata né al terrorismo", spiega la relazione di Colosimo. Solo uno degli elementi "a carico" del pentastellato, che hanno spinto i 5S a prendere una posizione in contrasto con i colleghi di sinistra, visto che non è pervenuta una relazione unitaria dell'opposizione ma soltanto quella vergata a 5 Stelle. "Le domande degli esponenti della maggioranza in Commissione, nel corso delle audizioni", si legge nel documento, "erano, spesso, rivolte a sollecitare espressioni utili ad alimentare una campagna di stampa mediatica" nei confronti di De Raho, "associando il suo nome alle azioni di Pasquale Striano.
La relazione proposta dalla presidente", sottolineano, "incorre in errori e omissioni, a volte, anche alterando la verità, e utilizza reiteratamente suggestioni, fondate su supposizioni e su un intenzionale travisamento degli esiti dell'istruttoria, sin dall'origine orientata, che danno per scontato, ciò che invece è negato dagli stessi atti acquisiti dalla Commissione". Un preludio all'assalto all'"Ok Corral" in scena oggi.