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I colleghi incastrano Cinturrino: "Conosceva Zack e lo puntava"

Ieri il poliziotto si è difeso: "Non ce l'avevo con Mansouri". Ma i pm: i testimoni dicono il contrario

Carmelo Cinturrino in ambulanza la sera dell'uccisione di Mansouri
Carmelo Cinturrino in ambulanza la sera dell'uccisione di Mansouri
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"Non ho premeditato niente. Zack non lo conoscevo. Ho avuto paura e ho sparato". Ieri il poliziotto Carmelo Cinturrino (nella foto) lascia la sua cella per affrontare i giudici del tribunale del Riesame, unica chance per ottenere almeno gli arresti domiciliari. Per la morte del pusher marocchino Abderrahim Mansouri l'agente torna ad offrire la sua versione. Ma dalla mattina in cui è stato arrestato mentre entrava nel commissariato Mecenate, la sua posizione è cambiata: e non in meglio. Adesso l'accusa è di omicidio premeditato, un reato da ergastolo. Per i pm, Cinturrino dava la caccia all'uomo da tempo, "dite a Zack che quando lo trovo lo ammazzo". La sera del 26 gennaio era arrivata l'occasione buona.

Per i difensori, le accuse contro il poliziotto sono fragili perché lanciate da spacciatori e tossicomani che ce l'avevano su con lui, "era il pericolo numero uno". Ma nel fascicolo d'inchiesta ci sono testimonianze più pesanti che incastrano l'agente: sono le dichiarazioni di diversi poliziotti del commissariato Mecenate, colleghi che hanno visto come agiva la "squadra" di Cinturrino, che hanno assistito ai metodi illegali con cui portava a casa arresti e encomi. E al pm Giovanni Tarzia hanno detto una cosa precisa: tutte le operazioni di servizio per incastrare "Zack" Mansouri venivano decise da Cinturrino. Non solo Mansouri e Cinturrino si conoscevano: lo spacciatore nordafricano per Cinturrino era diventato un'ossessione. Lo sparo che centra alla tempia Mansouri per i pm non è un incidente, è un regolamento di conti. Sono le deposizioni dei poliziotti a rendere credibile per la Procura i racconti degli otto testimoni che verranno sentiti in incidente probatorio per cristallizzarne i racconti, nel timore che spariscano prima del processo. Insieme a Cinturrino, le testimonianze dei due fronti accusano anche gli altri colleghi che partecipavano alle operazioni antidroga, e che - in misura maggiore o minore - hanno condiviso i metodi del "vecchio" della squadra. Nel commissariato di frontiera tutti, o quasi, sapevano i retroscena delle imprese, ma tacevano. Quanto in alto salissero le copertura offerte per anni a Cinturrino è uno dei temi che gli inquirenti sono decisi ad affrontare. Intanto c'è da definire nei dettagli il delitto da cui tutto inizia, l'uccisione di Mansouri. In attesa del deposito della perizia balistica, la Scientifica ha fornito al pm un elemento che smonta una delle poche possibilità di difesa del poliziotto: la pallottola che ha ucciso "Zack" non è stata deviata da corpi estranei, le uniche sostanze trovate sono materiale cerebrale del morto.

E sulla premeditazione pesano anche nuovi dettagli sugli istanti successivi allo sparo: oltre a organizzare la sceneggiata della pistola finta, Cinturrino avrebbe messo in atto altri comportamenti che per i pm dimostrano che non era affatto sotto choc. Come se sapesse che quel momento sarebbe arrivato.

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