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I cronisti del "Domani" e i bersagli da colpire con veline fuori legge

Il ruolo cruciale dei giornalisti indagati dell'ex quotidiano di De Benedetti

I cronisti del "Domani" e i bersagli da colpire con veline fuori legge
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Vittime inconsapevoli o attori coscienti? È questo il dubbio che in molti si sono posti circa i giornalisti de Il Domani (quotidiano allora di proprietà di Carlo De Benedetti, fino a settembre 2025) quando è salito agli onori della cronaca il caso del dossieraggio che ha visto protagonista il tenente Pasquale Striano, militare della Guardia di Finanza, colui che avrebbe effettuato accessi illeciti in date antecedenti o comunque prossime agli articoli oggetto di denuncia da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto nell'ottobre del 2022. Secondo la bozza della relazione conclusiva effettuata dalla Commissione antimafia, quello dei cronisti, oggi sotto indagine, non sarebbe stato un ruolo meramente di spettatori, ma il loro ruolo deve "essere considerato come parte integrate di quelle dinamiche che hanno consentito al Sistema Striano di nascere e prosperare".

Parliamo, in primis, di Giovanni Tizian e Stefano Vergine (seconda e terza foto), che avrebbero avuto un ruolo di grande rilievo rispetto al loro collega Nello Trocchia (prima foto). Sembrerebbe, infatti, che "il rapporto di Tizian, Vergine e Striano, non era né sporadico né limitato episodi isolati: esso aveva le caratteristiche di una relazione strutturale, consolidata nel tempo, caratterizzata da una fitta interlocuzione in cui erano gli stessi giornalisti a sollecitare l'acquisizione di informazioni specifiche". E viene sottolineato come non si tratti di "semplici richieste di chiarimento o di approfondimenti generici, ma di vere e proprie indicazioni operative. I giornalisti indicavano nominativi, procedimenti, soggetti politici e contesti da verificare, chiedendo direttamente alla fonte di accedere a banche dati riservati e a registri giudiziari coperti da segreto". Poi il passaggio cruciale: "Ciò significa che erano consapevoli della natura illecita delle informazioni richieste e, nondimeno, sollecitavano la fonte a procurarsele, assumendo un ruolo attivo nella dinamica criminale". Insomma, non siamo davanti a una chiacchierata una tantum, a un errore momentaneo, a un consiglio chiesto alla persona sbagliata, bensì davanti a un dialogo continuativo. E, per rendere idea della portata della vicenda, basta vedere i numeri, secondo cui, stando alla conclusione delle indagini preliminari dell'ottobre del 2025, sono stati commessi da Tizian complessivamente 132 episodi illeciti e sono stati scaricati centinaia di documenti. Di questi illeciti, dei 57 articoli pubblicati ben 27 riguardano indirettamente o indirettamente la Lega. Si fa, quindi, riferimento a una logica non giornalistica, bensì di vera e propria "militanza", dove "La tempistica delle pubblicazioni conferma la selezione strategica dei bersagli da colpire: molti articoli venivano pubblicati in momenti politicamente sensibili, come le fasi della formazione del governo o di passaggi parlamentari cruciali". Il risultato era quello di "Amplificare l'impatto degli articoli trasformando informazioni sottratte illegalmente in strumenti di intervento diretto nel panorama politico".

Non è esente dal discorso Trocchia "la cui attività si colloca nella medesima traiettoria: un giornalismo che sollecita flussi informativi provenienti da atti illeciti e li utilizza senza interrogarsi sulla violazione dei diritti individuali che tali flussi comportava".

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