I dati Iss: "Da febbraio solo l'1% dei morti Covid era vaccinato del tutto"

In 5 mesi 423 casi su 35.776 decessi totali. Età media più alta e patologie più numerose

I dati Iss: "Da febbraio solo l'1% dei morti Covid era vaccinato del tutto"

Uno su cento. Soltanto uno su cento tra i morti per Covid da febbraio (parliamo di oltre 35mila persone in quasi otto mesi) è spirato dopo aver completato il ciclo vaccinale. Tutti gli altri erano No Vax per scelta o per caso. Nel senso che, soprattutto nei primi mesi della campagna vaccinale, non c'erano abbastanza dosi per tutti e si è data la priorità a categorie fragili o protette. Molti di quei morti, insomma, se fossero sopravvissuti abbastanza da averne diritto non avrebbero avito nulla in contrario a immunizzarsi. Diciamo che purtroppo per loro si sono ammalati troppo presto. O forse è stata la macchina vaccinale a mettersi in moto troppo tardi.

Una considerazione che non sposta di una virgola il significato di questo dato che emerge dal report periodico sui decessi dell'Istituto superiore di sanità. Vaccinarsi vuol dire salvarsi, non vaccinarsi vuol dire rischiarsela (oltre che fare rischiare anche il prossimo). Anche perché i pochissimi vaccinati che non ce l'hanno fatta avevano un'età media era più alta del campione e un numero medio di patologie pregresse maggiori rispetto alla media. Di Covid ormai muore chi non si immunizza o i fragilissimi. I primi sciocchi (peggio per loro), i secondi sfortunati (poveri loro).

Entriamo nelle pieghe del report, che è aggiornato al 21 luglio. Fino a quella data e a partire dal 1° febbraio (data scelta perché arriva dopo cinque le settimane necessarie al completamento del ciclo vaccinale a partire dall'inizio della campagna, avvenuta a fine dicembre 2020) si sono registrati 35.776 decessi, solo 423 dei quali con ciclo vaccinale completato, l'1,18 per cento del totale. Prendendo a campione 70 cartelle cliniche dei 423 morti vaccinati si scopre che rispetto alla media dei decessi (quelli per cui sono state analizzate le cartelle cliniche a campione) l'età media risulta di 88,6 anni, molto più alta della media di 80 anni dei morti senza vaccino. Inoltre, il numero medio di patologie osservate in questo gruppo di decessi è di 5,0 (mediana 5, deviazione standard 2,2), molto più elevato rispetto ai decessi della popolazione generale (3,7). Raffaella Buzzetti, ordinario di Endocrinologia dell'Università Sapienza di Roma e responsabile Uod del Policlinico Umberto I di Roma, sottolinea come «il diabete sia una pandemia nella pandemia» e «quanto questa malattia amplifichi gli effetti di ogni ulteriore patologia. Le persone con diabete che hanno contratto il Covid 19 hanno avuto una prognosi più infausta rispetto alle persone che non avevano il diabete. L'Iss ha dimostrato che il 35 per cento dei decessi riguarda pazienti con diabete».

La lettura di questo dato è doppia: «In primis - si legge nel report - i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all'infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. In secundis, questo risultato può essere spiegato dal fatto che è stata data priorità per la vaccinazione alle persone più anziane e vulnerabili e che quindi questa rappresenta la popolazione con maggiore prevalenza di vaccinazione a ciclo completo alla data in cui è stata eseguita questa valutazione».

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