"I generali restino in caserma" La Murgia spara ancora sui militari

Il lockdown, i morti a decine di migliaia e l'economia devastata. Per la Murgia non siamo in guerra e vorrebbe relegare i militari in caserma

"I generali restino in caserma" La Murgia spara ancora sui militari

"Sono incazzatissima". Michela Murgia non fa mea culpa. Le sfugge la gravità delle dichiarazioni rilasciate, qualche sera fa nel salotto di Giovanni Floris, sul generale Francesco Paolo Figliuolo. "Gli unici uomini che ho visto in divisa davanti alle telecamere che non fossero poliziotti che stavano dichiarando un arresto importante - ha detto a DiMartedì - sono i dittatori negli altri Paesi". Ne è scaturita un'ovvia polemica. Ma la scrittrice, anziché ripensarci su e analizzare quanto detto, eccola rilanciare con un'intervista alla Stampa in cui non solo conferma le proprie opinioni sui nostri militari ("I generali lasciamoli in caserma a fare quel che devono fare, la Difesa") ma tira anche il ballo le destre brutte e cattive accusandole di voler "chiudere la bocca a una scrittrice che fa il suo lavoro".

Si trincera dietro alle parole, la Murgia. Le usa per dire che quello che non le piace è il "linguaggio da guerra", un linguaggio che non la rasserena, ma la verità è che la infastidisce vedere una divisa in prima linea. "È un forte atto simbolico", spiega. E questo traspare in modo viscerale dalle sue parole. Dichiarazioni che non sono poi così lontane da quel sentimento d'odio nei confronti dei nostri militari che serpeggia tra le frange più radicali della sinistra (anche di quella che siede comodamente sugli scranni del parlamento). Dal "fastidio" per le divise agli slogan "10, 100, 1000 Nassirya", poi, il passo è davvero breve. Per questo certi paragoni non sono ammissibili. Accostare a figure sanguinarie, che hanno portato avanti dittature militari da condannare senza se e senza ma, un soldato che sta cercando di vincere una guerra (piaccia o no alla Murgia, quella contro il coronavirus è una guerra) che fino a oggi i politici e soprattutto i tecnici hanno dato prova di non essere in grado di affrontare con successo, è a dir poco fuori luogo. Se, infatti, il generale Figliuolo è lì dove si trova oggi, è perché il premier Mario Draghi, visti i disastri combinati dall'ex commissario all'emergenza Domenico Arcuri, ha preferito affidare l'incarico (non facile) a una figura che per formazione ed esperienza sa cosa significa combattere in prima linea, prendere decisioni difficili e organizzare una difesa (in questo caso sanitaria) di un Paese messo in ginocchio. Come ci spiegava, solamente qualche settimana fa, proprio un militare assunto prima da Amazon e oggi in Arabia Saudita: "La scelta di mettere un Generale a capo di questa situazione è, a parer mio, da ricercare nel fatto che i militari sono più abituati a gestire situazioni di emergenza sotto un alto livello di stress. Questa per l’Italia è sicuramente una situazione di grande emergenza ed inoltre Figliuolo, ha dimostrato brillantemente di saper gestire una realtà logistica complessa a capo del Comando Logistico dell’Esercito".

La Murgia tollera appena che i militari restino confinati nelle missioni all'estero e nelle emergenze di protezione civile. Non è disposta a concedere altro. "Se uno Stato si affida ai militari per delle funzioni civili - spiega nell'intervista alla Stampa - significa che dichiara fallimento". "E - continua poi - quando sento tanti che si dicono più rassicurati da un generale, vuol dire che hanno talmente poca fiducia nella politica, che per loro chiunque è meglio, anche un militare". Che la politica abbia fallito, lo dimostrano i numeri. Non solo dei morti da coronavirus, percentualmente più alti rispetto alla media mondiale. I pasticci fatti con le mascherine, il primo piano fallimentare per la vaccinazione di massa, la raffica di ordinanze per chiudere e riaprire, i banchi a rotelle. Ma davvero dobbiamo elencare tutti gli sfaceli del Conte bis per ricordare alla Murgia che non è andato tutto bene? Ma davvero è già tutta acqua passata? Per l'incompetenza di pochi sono state aperte inchieste su cui i magistrati stanno cercando di vederci chiaro. Per l'avventatezza di certe dichiarazioni molti italiani si sono ammalati e sono morti. Per i ritardi che si sono accomulati tra le innumerevoli task force tanto care all'ex premier Giuseppe Conte in alcune zone d'Italia più che di pandemia bisogna parlare di ecatombe. Ma davvero la Murgia non ricorda la carovana dei camion dell'esercito che, stracarichi di bare che i forni crematori non stavano più dietro a smaltire, attraversavano il centro di Bergamo? Eppure è successo poco più di un anno fa. Anche allora non la rassicurava vedere in giro le mimetiche dei nostri militari?

La Murgia non vuole sentire parlare di guerra. "Sono incazzatissima - tuona - io dico cose ovvie. Non si affida a un generale la gestione di cose civili, quali le vaccinazioni. Non mi risulta che sia successo in nessun altro Paese d'Europa o forse del mondo. Per questo ho usato il riferimento alla dittatura, ovvero quando i militari subentrano alla politica". Ma davvero non siamo in guerra? La Murgia, forse, farebbe bene a guardarsi intorno. Certo, non c'è alcun conflitto con uno Stato nemico, eppure un virus invisibile è riuscito a piegare il mondo intero. Certo, non ci sono palazzi devastati dai bombardamenti, ma ci sono negozi sventrati dalla crisi economica. E le code di decine di metri alla Caritas o al Pane Quotidiano sono le stesse che vedremmo durante una guerra. E i decessi? Nessuno piange famigliari uccisi al fronte. Ma come per quelli non c'è un corpo su cui disperarsi, così per i malati di Covid non c'è la possibilità di un ultimo saluto prima che vengano inghiottiti dalle terapie intensive e poi portati alle onoranze funebri.

La prima risposta che lo Stato ha saputo dare, ai primi di marzo dell'anno scorso, è stato chiudere tutto. Lockdown, esattamente come in guerra. Ma si è fermato lì. Il governo Conte non si è realmente comportato come se ci fosse un nemico da combattere. E così ha perso e ha trasformato l'emergenza del primo mese in uno stato di endemica insicurezza che ha devastato l'intero Paese. All'estero chi ne è uscito prima di tutti, lo ha fatto prendendo decisioni fuori dall'ordinario. L'Italia ci sta provando soltanto ora. E l'auspicio è che riesca a fare quello che i giallorossi hanno "toppato". Per il resto, se alla Murgia danno tanto fastidio le divise ("Se avessimo per premier un medico, e quello si presentasse con il camice bianco, direi lo stesso") se ne faccia una ragione e volti lo sguardo altrove. Perché alla stragrande maggioranza degli italiani sta bene se un oncologo usa "termini bellicistici". Magari non si sentiranno rasserenati, ma quello che gli interessa, se hanno "a che fare con un cancro", non è certo la "terminologia che ti sbatte in trincea" ma la competenza di chi può farti vincere la battaglia. E il curriculum di Figliuolo parla chiaro. La Murgia lo lasci in pace. E, anziché pensare alla "forzatura del sintagma", si auguri con tutti noi che questa guerra venga finalmente vinta.

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