Giuseppe Capoccia, procuratore capo di Lecce, attende la riforma sulla separazione delle carriere "da anni. Mi è sembrato intellettualmente onesto dichiarare di essere a favore".
Crede ci siano magistrati come lei che invece non lo dicono?
"Molti colleghi sono favorevoli ma per prudenza preferiscono tenersi fuori dalla contrapposizione per evitare possibili problemi in futuro, il che la dice lunga sul clima pesante intorno a questa campagna".
L'Anm ha avuto un ruolo nel creare questo clima?
"Credo sia stato determinato dalla scelta dell'Anm di schierarsi. Quando la tua associazione prende posizione in una competizione così polarizzante, un disagio per chi la pensa diversamente si pone. Capisco la prudenza dei colleghi".
Ha sentito le esternazioni di Gratteri?
"Non le commento. Dico però che il costo di questa forte contrapposizione lo pagheremo. Io già prima che iniziasse la campagna avevo detto che trascinare la magistratura nella competizione sarebbe stata una scelta sbagliata. Comunque finisca si sarà schierata e avrà perso quell'aura di indipendenza che rivendica. Temo che dovremo abituarci a una dialettica molto sopra le righe".
I giudici possono essere condizionati dai pm, penso ai gip che decidono sulle richieste cautelari?
"Sì. Le statistiche dimostrano che nell'andare avanti nel dibattimento, il divario tra i punti di vista del pm e del giudice si allarga. Ma nelle indagini preliminari il 90% delle richieste del pm vengono accolte. Ci sono pm che si sentono offesi se il collega non condivide il loro ragionamento, e questo spiega molto del substrato culturale che c'è. Sono due mestieri diversi, vanno separati".
È vero che la riforma non incide sulla vita delle persone?
"Ci sono vite stravolte dai processi che non si recuperano più neanche all'esito di un'assoluzione. Io credo che un magistrato non più protetto dalla corrente e che viene misurato davvero per quello che fa, sarà attento a non intraprendere indagini con sperpero di tempo e risorse senza limiti che sa che non porteranno a niente. Oggi alcune indagini si fanno perché sono interessanti, perché si diventa famosi, con l'idea che tanto prima o poi se ha ragione l'imputato verrà assolto. Una società liberale deve mettere l'individuo, la sua libertà, la sua onorabilità al centro delle preoccupazioni di tutti".
I pm saranno sottoposti al potere politico?
"Non c'è nulla nella legge che consenta di pensarlo. C'è forse la paura di diventare dei veri professionisti, a cui si chiede conto del proprio lavoro? Talvolta si confonde l'autonomia del magistrato con l'idea faccio quello che voglio e nessuno può dire niente".
Il sorteggio eviterà i danni del correntismo?
"Sono fiducioso. Io non sono contro le correnti, ma contro la loro degenerazione. Non è che chi viene nominato non sia degno di un incarico, ma purtroppo oggi oltre al merito c'è sempre la maglietta. E agevola quelli che ce l'hanno".
Ci sono magistrati che votano No per ragioni politiche?
"Molte argomentazioni del No sono pretestuose e nascondono avversioni politiche per la parte che ha scritto questa riforma".