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I nomi dei primi 3 italiani morti. Proprietari del locale indagati

L'annuncio della Farnesina, Tajani dà il cellulare ai familiari. L'accusa: "Omicidio per negligenza". Le ombre sui Moretti

I nomi dei primi 3 italiani morti. Proprietari del locale indagati
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Addio, ragazzi. Giovanni, Emanuele e Achille riposate in pace. C'è qualcosa di burocratico nella conta dei morti e sa di cinico ma non se ne può fare a meno. Qui c'è il confine fra il dolore feroce e una pallida speranza. La sera è stata senza appello. Ora è ufficiale, lo hanno comunicato alle famiglie le autorità svizzere. Il corpo di Giovanni Tamburi, sedici anni, di Bologna, è stato identificato. Sua madre, Carla, ora sa che non c'è più. Emanuele Galeppini a 17 anni era qualcosa di più di una promessa del golf, suo padre lo ha cercato disperatamente, ma già da giorni si sospettava il peggio. Achille Osvaldo Barosi, sedici anni, terzo liceo artistico delle Orsoline di Milano, con la Madonnina al collo e senza documenti, è tornato nel locale per recuperare giacca e telefono. Non c'è più anche lui.

La conta tra i vivi e i morti qui a Crans-Montana non è affatto finita. Adesso si cercano ancora risposte nel Dna e le prime sono arrivate. Altri quattro corpi sono stati identificati. Sono svizzeri, tra cui due minorenni, e dopo il riconoscimento i corpi sono stati restituiti alle famiglie. Si fa fatica a dirlo. Le procedure, spiegano le autorità, proseguiranno fino a tarda sera e in gran parte dovrebbero chiudersi entro 24 ore, anche se per alcune vittime servirà più tempo. Un tempo che pesa come un macigno, soprattutto per chi aspetta una telefonata che non arriva mai.

Lo ripete anche Gian Lorenzo Cornado, ambasciatore italiano in Svizzera: le famiglie sono state informate direttamente dalla polizia locale e solo dopo dal consolato. Questa procedura ha una sua logica giuridica, ma stride con chi vive sospeso tra speranza e paura. Antonio Tajani ha messo a disposizione delle famiglie il suo numero privato: un gesto semplice, quasi antico, in mezzo a una macchina amministrativa che procede per protocolli.

Non ci sono solo le vittime in questa storia. Non tutto è fatalità. Troppe cose sono andate storte e ci sono responsabilità, pubbliche e private, da chiarire. Si sono aperte ufficialmente le indagini penali verso i due proprietari francesi del locale, Jessica e Jacques Moretti. Le accuse sono pesanti: omicidio colposo per negligenza, lesioni personali per negligenza e incendio per negligenza. Negligenza, negligenza, negligenza: è la parola che ricorre come un peccato mortale, come un senso di colpa. Non tocca solo loro. Il Constellation era stato rilevato nel 2015, trasformato in una società a responsabilità limitata con un capitale iniziale di 20 mila franchi. All'epoca era un edificio fatiscente, un bar che serviva specialità corse. In cento giorni di lavori era diventato il locale di tendenza del paese. La svolta nel 2023, quando gli impianti di Crans-Montana sono passati sotto il controllo di Vail Resorts, colosso americano che ha portato una clientela internazionale e facoltosa. L'après-ski si è fatto affollato, il locale poteva ospitare fino a 300 persone all'interno e una quarantina sul terrazzo. Troppi, forse, per un luogo che ora è al centro di una delle pagine più nere di questa stazione di villeggiatura. Jacques Moretti, scrive Le Parisien, avrebbe avuto in passato guai seri con la giustizia francese, tra carcere e accuse gravi che risalgono a circa vent'anni fa. Fonti di polizia sostengono che quei legami sarebbero stati recisi da tempo.

Resta però il presente: 121 feriti, quaranta morti, forse di più, di cui solo sette con un nome e un cognome. E tre dispersi italiani, che tengono aperta una ferita che non accenna a chiudersi. Qui, tra le montagne eleganti e silenziose, l'attesa continua. VM

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