Quei soldi sono una delle tante cose che i Poggi non maneggiano. Perché se esiste una cosa ancora più atroce dell'aver avuto una figlia morta ammazzata è il giorno in cui qualcuno le appiccica un prezzo. Ed è probabilmente così che i genitori di Chiara vivono quella cifra (si parla di 350-400mila euro) bloccata su un conto e rimasta intatta dal giorno in cui ci è stata versata. Dal 13 agosto 2007, quando hanno iniziato ad essere smerigliati dal male di vivere, a quella madre e a quel padre nessuno ha mai lasciato il bene di una pagina bianca. Prima l'orrore, poi i sospetti, prima la rabbia di dover incolpare Alberto Stasi, quell'ex ragazzo ormai uomo così asimmetrico nella sua duplice immagine di per bene e assassino, poi l'incubo di dover ricominciare tutto daccapo stavolta con Andrea Sempio nel mirino. E quelle eterne, pasticciate indagini... un'esperienza scoraggiante per chiunque ami le certezze. Per chi non chiede altro che certezze. Ed è esattamente nel solco di quest'urgenza che i Poggi rincorrono la parola fine: per il bisogno di restare fermi su una convinzione, una sola verità e un unico colpevole. Non certo per disporre di quel denaro arrivato in cambio del peggio. Da diciannove anni sono incastonati in un incubo. Campano con un'angoscia intrappolata in corpo che li ha istigati a sparire.
Diffidano delle cose che cambiano rotta un'altra volta, che si aggiustano in un altro modo perché a volte si rimediano due sconfitte al posto di una sola eppure c'è chi è pronto ad accusarli di dubitare solo perché non vogliono restituire quei soldi maledetti. Come se mai li avessero voluti...