Sono ore decisive per la vita dei ragazzi ricoverati nel centri ustioni dopo il rogo di Crans-Montana. Ne parliamo con Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore Centro Ustioni, dell'Ospedale Niguarda di Milano.
1. Perché i grandi ustionati sono pazienti particolarmente complessi e fragili?
Perché nel momento in cui si ustiona diventa immunodepressi, cioè i sistemi immunitari del paziente ustionato sono meno efficaci che non nel paziente sano. Aggiungiamo che la grande barriera ai microrganismi che è la pelle, viene meno. Per cui più grande è l'estensione della superficie ustionata, più è alta la percentuale di contaminazione. E dal sottocute contaminato si passa ad avere una concentrazione di microrganismi che finiscono nel sangue che danno l'infezione, cioè la setticemia.
2. Come si cura?
Siccome il paziente è immunodepresso deve essere gestito con gli antibiotici, ma sappiamo che gli antibiotici sono anche dei veleni, per cui danno problemi a livello epatico, a livello renale, dove questi farmaci vengono metabolizzati. Siccome il paziente ustionato è un paziente debole che in quel momento ha anche una funzione metabolica ed epatica limitata, se lo intossichiamo anche con questi farmaci, da una parte riduciamo i microrganismi, ma dall'altra riduciamo le sue possibilità di sopravvivere. Quindi è molto importante avere un equilibrio per il quale si faccia la cosa migliore nel momento migliore e questi sono pazienti che vanno seguiti capillarmente minuti per minuto.
3. Perché la rapidità nei trasferimenti è decisiva?
Il fattore tempo è fondamentale: in questa macro emergenza che stiamo gestendo dopo un paio di ore che erano arrivati li abbiamo portati in sala operatoria per ripulire loro le ferite e ricostruirli, cioè coprirli con dei tessuti sintetici, semisintetici o biologici che permettano di creare una barriera con l'esterno.
4. Esiste un problema di disidratazione?
Assolutamente: il paziente ustionato perde molti liquidi, che devono essere reintegrati, però anche questo va fatto seguendo delle formule perché altrimenti i liquidi non stanno nel circolo, ma finiscono nei polmoni causando un edema polmonare e problemi respiratori. Poi somministriamo proteine che migliorano sicuramente le caratteristiche del circolo.
5. Questi pazienti hanno respirato gas tossici: c'è il rischio dell'avvelenamento polmonare?
Facciamo sempre delle broncoscopie per cercare di capire se esiste fuliggine, cenere, catrame all'interno della trachea e dei bronchi. Il paziente viene aiutato con una ventilazione meccanica aiuta a ossigenare i tessuti.
6. Dove riportano le ustioni i pazienti?
Molti al volto, al naso, molti al dorso (il che fa pensare che stessero scappando dal fuoco) e alle mani nel tentativo di difendersi.
7. Questi ragazzi subiranno poi interventi di chirurgia plastica?
Sì, ed è importante farlo rapidamente. In ospedale c'è un servizio che si occupa della correzione delle cicatrici quando queste sono deturpanti o invalidanti, cioè danno dei problemi a livello delle articolazioni.
8. Perché questi pazienti vengono tenuti sedati per giorni?
Il dolore che avvertono è altissimo.