I Templari: "Che montatura le accuse di eresia"

Una ricerca internazionale potrebbe riscrivere la storia del movimento cattolico

I Templari: "Che montatura le accuse di eresia"

La storia dei Templari potrebbe cambiare e l'antico ordine composto da cavalieri e dame potrebbe essere rivalutato. Il destino di quello che oggi è un movimento cattolico al servizio della Chiesa e della gente è nelle mani di una ricerca del Centro studi Templari internazionale promosso da una nota università europea. In particolare si stanno esaminando alcune bolle papali e documenti specifici che costituirebbero prova inconfutabile del fatto che «le accuse di eresia perpetrate nei confronti degli antichi Pauperes Commilitones Christi erano una montatura realizzata ad arte dal re di Francia Filippo il Bello che voleva solamente impossessarsi dei beni che il Tempio gestiva con grande maestria e disinteresse, come tutte le ricchezze materiali di cui era in possesso».

A spiegarlo è il magister dei Templari cattolici d'Italia e del Mondo, Mauro Giorgio Ferretti, che si appella a Papa Francesco: «Ci riconosca, come movimento di umili servitori della Chiesa, saremo a disposizione per qualsiasi necessità». Al momento gli ordini riconosciuti dalla Santa Sede sono sei, tra questi spiccano l'Ordine di Malta e l'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme. «Tutti sanno - chiarisce Ferretti - che i poveri Templari sono stati immolati a una questione di potere e denaro e coinvolti in una guerra terribile portata avanti contro la Chiesa da Filippo il Bello, re di Francia. Essendo la spada del Papa, lui doveva disarmarlo. In questo gioco, questa ingiustizia clamorosa accaduta 700 anni fa ancora oggi incide sulla nostra quotidianità». E il magister è sicuro «inciderà sul futuro, perché i Templari non solo non sono stati completamente distrutti, ma ci sono ancora e sono emergenti. Siamo più di 2mila in Italia e 250 nel resto del mondo - prosegue -. Questo è un percorso non per tutti, difficile, di sacrificio e che prevede che le persone mettano in uno dei tre posti principali della loro vita il tempio. Non è semplice come dirlo». È chiaro che poi ciò che si deve superare sono i 700 anni di incomprensioni e «di utilizzo - spiega ancora Ferretti - che la massoneria ha fatto del nostro nome negli ultimi 300 anni da quando è nata, ovvero nel 1717 a Londra. Ma i Templari con la massoneria non hanno niente a che fare». Quello che al momento è l'unico vero movimento cavalleresco al mondo, che prevede passaggi secondo le norme della cavalleria, con pratiche come la veglia d'armi, è tradizionale e non tradizionalista.

«Per entrare in alcuni ordini riconosciuti - tiene a dire il magister - oggi devi pagare cifre che arrivano anche ai 6.500 euro annui. Noi accogliamo le persone di buona volontà, che abbiano solidi ideali, che puntino a interessi solo di tipo spirituale e non materiale. Il denaro non rientra tra le nostre priorità. La chiesa ha lasciato alla massoneria il nome templare. Noi stiamo facendo il contrario, ovvero recuperare alla Santa Chiesa il nome templare che è cristiano, apostolico, cattolico e romano. Per farlo usiamo le due armi: il culto e la cultura». I Templari italiani, che lasciarono i fratelli francesi entrati in massoneria nel Diciottesimo secolo, sono «rinati» 40 anni fa. «Da allora - racconta il magister - siamo osteggiati da tutti. Stiamo dimostrando però che esiste ancora la cavalleria cristiana, non contaminata dal denaro perché non si può vendere o comprare, ma va conquistata col sacrificio personale. Tutto il resto non è cavalleria, ma massoneria e lobby. Io credo che Papa Francesco, al quale a tempo debito daremo le prove di una storia diversa e manipolata nel corso degli anni, stia cercando di cambiare le cose e fa molto bene». Oggi nelle file dei Templari si contano circa 100 sacerdoti e una ventina di vescovi hanno riconosciuto il movimento. «Per noi coloro che fanno parte degli ordini riconosciuti - conclude Ferretti - sono fratelli. Credo sia l'ora di smetterla di fare la guerra. Sono cose banali che in questa fase non fanno bene al mondo. Ma noi siamo cavalieri e dame di buona volontà, al servizio di nostro Signore. Siamo certi il Papa con la sua infinita sensibilità saprà capirlo».

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