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I venezuelani d'Italia esultano. E i pro Mad urlano contro gli Usa

Gli esuli sudamericani festeggiano per la caduta del dittatore ma restano basiti dalla sinistra: "Non possono capire cosa vuol dire essere privati della libertà"

I venezuelani d'Italia esultano. E i pro Mad urlano contro gli Usa
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Da un lato ci sono i venezuelani in esilio in Italia che festeggiano la cattura di Maduro, dall'altro gli pseudo comunisti italiani che giocano a fare i rivoluzionari e manifestano a sostegno del dittatore.

Come nel resto del mondo anche in Italia la comunità venezuelana ha accolto con speranza la notizia della capitolazione di Maduro e, anche sui social, sono state numerose le reazioni di gioia miste a incredulità per i presidi organizzati in suo sostegno in Europa.

Alcuni membri della comunità venezuelana in Italia spiegano a Il Giornale: "chi vive in Italia non può capire cosa significhi essere privati della libertà, le manifestazioni di questi giorni non le avrebbero potute organizzare in Venezuela perché Maduro imprigionava o uccideva i manifestanti" racconta Juanito, arrivato in Italia vent'anni fa.

Eppure la rete italiana pro Maduro si è già organizzata ed è scesa in piazza a sostegno del dittatore venezuelano replicando il solito schema: centri sociali, collettivi, sinistra radicale, antagonisti, associazioni pro Palestina con il supporto dell'Anpi e della Cgil e la complicità di vari parlamentari ed esponenti della sinistra istituzionale.

Oggi a Roma è infatti prevista una manifestazione in Piazza Barberini intitolata "Scendiamo in piazza per la pace e i diritti" per fermare "l'aggressione di Trump contro il Venezuela". I promotori della manifestazione scrivono che "l'estensione della guerra come metodo di gestione dei conflitti torna a mostrarsi in tutta la sua brutalità" per poi aggiungere "l'attacco militare deciso dall'amministrazione Trump contro la Repubblica del Venezuela, accompagnato dal rapimento del presidente Nicolás Maduro e dei suoi familiari, segna un'ulteriore e gravissima escalation bellica che scuote gli equilibri internazionali".

Già ieri e sabato si sono svolti vari presidi e cortei contro l'intervento americano e, se nelle ore successive la notizia i gruppi della sinistra radicale hanno portato in piazza striscioni pro Maduro e bruciato le bandiere americane, ieri c'è stata una manifestazione a Firenze che si è diretta verso il consolato statunitense.

L'iniziativa, promossa dalle comunità di Perù, Cuba, Bolivia, Cile, Messico e Colombia e dai centri sociali è stata organizzata per richiedere "l'indipendenza e sovranità del Venezuela a difesa di tutta l'America Latina, contro le aggressioni, la destabilizzazione e i colpi di Stato dell'imperialismo nordamericano. Contro la guerra, al fianco della resistenza, dalla Palestina all'America Latina".

L'operazione americana in Venezuela ha rinsaldato una rete già attiva nelle manifestazioni per la Palestina a cominciare dalle sigle della sinistra radicale come Potere al Popolo o Rifondazione Comunista. Proprio Potere al Popolo ha annunciato per oggi nuovi presidi a Reggio Calabria, Genova, Bergamo con lo slogan "giù le mani dal Venezuela". Vicini a questi partiti ci sono poi i collettivi universitari di Cambiare Rotta, Osa e la Rete dei Comunisti pronti a organizzare occupazioni nelle università in nome del compagno Maduro.

Non hanno atteso un momento per schierarsi dalla parte del dittatore venezuelano neanche le associazioni pro Palestina a cominciare dai Giovani Palestinesi e dall'Unione democratica Arabo-Palestinese e, secondo uno schema ormai collaudato nelle manifestazioni per la Palestina e nelle iniziative contro il governo Meloni, anche l'Anpi e la Cgil hanno aderito alla manifestazione di oggi a Roma.

Tra le altre sigle presenti ci sono la Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci, Stop Rearm Europe Italia e varie realtà minori legate ad ambienti pacifisti e della sinistra. Maduro e la tirannia ringraziano per la solidarietà, i venezuelani e la libertà un po' meno.

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