Sin dai tempi del voto sul divorzio e sull'aborto, i referendum non sorridono ai cattolici. Ci volle il cardinale Camillo Ruini a ribaltare questa tradizione nel 2005 con il mancato raggiungimento del quorum nei referendum sulla fecondazione assistita dopo un'intensa campagna astensionista condotta dalla Cei.
Oggi il mondo cattolico non è il monolite di vent'anni fa e lo iato tra episcopato e fedeli appare sempre più largo. Lo certificano i dati dei sondaggisti sulle intenzioni di voto di un campione rappresentativo di elettori consultato tra il 12 febbraio e il 18 marzo a proposito del referendum sulla riforma Nordio. Secondo l'analisi di Ipsos Doxa, il Sì è prevalente sia tra i cattolici praticanti assidui (52,8%) che tra quelli saltuari (54,6%) così come tra i cattolici non praticanti (50,9%). Tutti i cattolici rappresentano il 61,2% dell'elettorato contro il 33,4% di non credenti (tra i quali il No domina al 68,4%) e il 5,4% di fedeli di altre religioni (anche qui avanti il No col 52,1%). Un dato che va in controtendenza con la mobilitazione che in diverse diocesi e molte parrocchie c'è stata per il No. Se la Cei ufficialmente non si è schierata, nella campagna referendaria si è rivisto un inedito attivismo del vecchio associazionismo cattolico, specialmente a livello locale e tutto proteso per il No. La fotografia pre-voto di Ipsos Doxa, però, conferma che ormai questi gruppi non sono più rappresentativi del mondo cattolico.
Nelle urne la maggioranza dei cattolici avrebbe preferito seguire l'insegnamento di san John Henry Newman sul primato della coscienza anziché obbedire alle indicazioni dall'alto.
L'insperata affluenza ha soddisfatto l'appello anti-astensionismo fatto dal presidente della Cei Matteo Zuppi (foto) a fine gennaio. A urne chiuse il cardinale ha fatto una piccola concessione alla frangia dei vescovi del No parlando della necessità di "tenere sempre conto dell'equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti". Nonostante le polarizzazioni referendarie lo abbiano descritto come un portavoce della Chiesa del No, a Zuppi va riconosciuto lo sforzo di aver tenuto formalmente neutrale la Cei a dispetto dell'interventismo del suo vice, monsignor Francesco Savino.
Quest'ultimo, non a caso, ieri ha commentato gongolante l'analisi del voto soffermandosi sul peso dei fuorisede ma forse si è distratto di fronte al dato dei cattolici che pure gli dovrebbe interessare da vicino. Sembra che la maggioranza dei cattolici al voto non abbia visto l'allarme da lui sollevato per la Costituzione ed abbia scelto il Sì. D'altronde, nel segreto dell'urna Dio ti vede, Savino no.