Idrossiclorochina come cura preventiva: studio anche in Italia

Idrossiclorochina non come terapia quando il Covid 19 è in atto ma come prevenzione per coprire il paziente dal rischo del contagio da coronavirus

Idrossiclorochina non come terapia quando il Covid 19 è in atto ma come prevenzione per coprire il paziente dal rischo del contagio da coronavirus. L' Agenzia nazionale del Farmaco, Aifa, ha dato il via libera al più grande studio italiano tra il personale sanitario, il più esposto a rischio d'infezione, per verificare se il suo uso prima dell'esposizione al coronavirus diminuisca la probabilità di ammalarsi. Allo studio COP-COV (clorochina profilassi coronavirus) promosso dall'Università di Oxford prende parte come capofila per l'Italia l'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Verona, in collaborazione con l'ospedale Careggi di Firenze. Lo studio punta a dare una risposta definitiva sull'efficacia di questo farmaco nel ridurre il rischio di contagio. Secondo Piero Olliaro, professore in malattie infettive presso l'Università di Oxford e uno dei coordinatori di questo studio, visto che l'epidemia è ancora diffusa e non possiamo escludere un ripresa o una seconda ondata è necessario «trovare un rimedio semplice ed efficace di prevenzione, specialmente per il personale sanitario». Il farmaco allo studio è l'idrossiclorochina in Europa e Africa e la clorochina in Asia. «Trattandosi di prevenire e non di curare una malattia in atto, possiamo usare dosi relativamente basse di farmaco, che sappiamo essere ben tollerate», spiega Olliaro. I volontari, scelti tra il personale sanitario che si sottoporranno al test, saranno divisi in due gruppi e riceveranno una volta al giorno per tre mesi o una compressa di idrossiclorochina o un placebo, in modo da verificare l'efficacia della terapia preventiva.

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