Quei migranti "fantasma": la prima vera sfida per Draghi

Cresce il numero dei migranti "fantasma" presenti nel territorio nazionale: a fronte di un alto numero di stranieri arrivati, solamente il 21% ha ottenuto il diritto di asilo. Una bella grana per il nuovo governo

Quei migranti "fantasma": la prima vera sfida per Draghi

Secondo i dati dell’Unhcr nel 2020 soltanto il 21% dei richiedenti asilo ha visto accettata la propria domanda. Questo vuol dire un importante aumento della presenza di irregolari nel nostro Paese. Quali potrebbero essere le prossime strategie di Mario Draghi per superare il problema? Non a caso il nuovo premier nella sua prima al Senato ha parlato di rimpatri.

Arrivano i migranti ma calano le richieste d’asilo

Crescono i migranti in Italia. Il moderato numero di stranieri registrato nel 2019 ha fatto i conti con un 2020 che si è caratterizzato per un flusso imponente di arrivi. Le persone giunte nel nostro Paese non sono state solo quelle che, sotto gli occhi di tutti, sono sbarcate dopo aver attraversato l’altra sponda del Mediterraneo, ma anche quelle che in modo silente, attraverso i mezzi terrestri,sono arrivate nelle principali piazze delle città italiane.

È di 79.938 il numero delle persone che secondo l’Unhcr al 31 dicembre del 2020 si trovavano ospitate in strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale. Di queste, 54.343 nei centri di prima accoglienza, mentre le rimanenti 25.574, nelle strutture di secondo livello. Nonostante i numeri cosi elevati sono state solamente 26.551 le richieste d’asilo avanzate nel corso di tutto lo scorso anno. Le domande avanzate sono notevolmente diminuite rispetto al 2019. E quelle accolte? Anche in questo caso i dati che emergono parlano di numeri bassi: tra gennaio e settembre del 2020 sono state esaminate complessivamente (tenendo conto anche di richieste pendenti degli anni precedenti), 29.547 richieste di protezione. Da qui solamente nel 21% dei casi è stato riconosciuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Qual è dunque il destino dei migranti che non hanno chiesto o ottenuto il diritto d’asilo?

Le conseguenze

I dati diffusi dall'Unhcr, hanno mostrato come buona parte dei migranti accolti nel nostro Paese, soprattutto tra chi sbarca, non ha poi i requisiti per rimanere. Vuol dire quindi che vengono avviati ogni anno nel circuito dell'accoglienza molte persone che non hanno poi realmente il diritto di asilo. Sotto il profilo politico, questo potrebbe avviare diverse riflessioni sui costi supportati per l'arrivo di migranti che non dovrebbero poi rimanere. Da qui la necessità di accordi, di cui si è parlato anche all'interno del nuovo governo, con altri Paesi per limitare le partenze verso l'Italia. Una circostanza quest'ultima su cui stanno lavorando anche gli uomini della nostra Guardia Costiera: " Si sta cercando– ha dichiarato su IlGiornale.it a gennaio una fonte del corpo militare – di cooperare con i colleghi tunisini”.

Nel 2020 la tendenza al respingimento della domande di asilo è stata più marcata: “Negli anni precedenti – ha spiegato su IlGiornale.it il professore universitario Maurizio Ambrosini – la percentuale di domande accolte si aggirava intorno al 40%. Adesso è molto più bassa”. Ad influire su questi dai nel 2020 sono state anche le norme più severe in tema di accoglimento delle domande: “I decreti sicurezza del 2019 – ha proseguito Ambrosini – hanno tolto la protezione umanitaria, che era la fattispecie più riconosciuta quando venivano accettate le domande di asilo”.

Il nodo sui rimpatri per Mario Draghi

C'è poi un altro problema di ordine politico legato ai dati dell'Unhcr. Questa volta non di ordine economico o di spesa per l'accoglienza. Chi non ha diritto a rimanere in Italia infatti, difficilmente viene rimpatriato. Dunque, nella buona parte dei casi se un migrante si è visto respingere definitivamente la domanda di asilo è destinato a rimanere come irregolare nel nostro Paese: “La capacità di espellere è molto limitata – ha confermato il professor Ambrosini – Lo si è visto in tutti questi anni”. Il rischio concreto è quindi che aumenti la popolazione di irregolari: “Una circostanza – ha chiarito ancora Ambrosini – che darebbe del fenomeno migratorio una percezione ancora più accentuata del problema alla popolazione”.

È forse questa la prima vera sfida per il nuovo governo di Mario Draghi. Il quale, nel suo discorso sulle linee programmatiche illustrato al Senato, non a caso è intervenuto sul tema dei rimpatri: “Cruciale – ha sottolineato il presidente del consiglio a Palazzo Madama – sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”. Intervenire sugli irregolari, potrebbe quindi essere una priorità dell'esecutivo appena insediatosi. Un punto sul quale anche la Lega di Matteo Salvini, interna alla nuova maggioranza, sembra convenire.

Le richieste d’asilo ingolfano i tribunali

La gestione a livello europeo dei problemi inerenti l’accoglienza e il rimpatrio, come auspicato dal premier Draghi in Senato, consentiranno ai tribunali di smaltire le richieste d’asilo cumulate negli ultimi anni? Analizziamo il quadro della situazione. Se le richieste accolte sono inversamente proporzionali rispetto alle domande, il motivo deriva anche dal fatto che i Palazzi di Giustizia in Italia sono oberati di lavoro a fronte di un numero esiguo di personale.

Le richieste d’asilo non necessitano di termini lunghi per il loro esame: ad allungare i tempi sono gli uffici carichi di richieste cumulatesi nel tempo e che gli impiegati non riescono a gestire perché in pochi. Buona parte delle domande inoltre riceve anche il diniego delle Commissioni territoriali chiamate ad esprimersi in prima istanza aprendo il successivo ricorso alle Sezioni Immigrazione. Ed ecco che si genera il tappo: se aumentano i ricorsi cresce anche la quantità di lavoro da smaltire e quindi le pendenze. Da qui il motivo del ritardo da parte dei tribunali nelle concessioni delle richieste d’asilo. Nel 2020 le pendenze registrate hanno superato la metà dei due anni precedenti. Se l’arrivo dei migranti in Italia dovesse seguire il trend dello scorso anno la situazione potrebbe pericolosamente peggiorare.

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