La Flotilla non è ancora partita (sì, hanno deciso di avventurarsi nuovamente alla volta di Israele) e già ci sono i primi problemi. O meglio, finalmente qualcuno si è accorto delle irregolarità che ruotano attorno alla fantomatica missione umanitaria. La Guardia nazionale tunisina, infatti, è stata incaricata di condurre un'inchiesta su sospetti di "associazione finalizzata al riciclaggio di denaro, truffa e appropriazione indebita di fondi provenienti da donazioni utilizzate per fini personali" in relazione a diversi membri della flottiglia maghrebina.
E, stranamente, Wael Nawar, e sua moglie, Jawaher Chana, sarebbero stati arrestati. Ma Nawar non è certo nuovo alle cronache italiane, ed è un nome centrale nell'inchiesta che abbiamo condotto.
Il suo nome, infatti, compariva già in un documento esclusivo del ministero della Diaspora israeliano, perché Nawar, che in passato ha ricoperto il ruolo di coordinatore e portavoce del Soumoud Convoy, avrebbe incontrato rappresentanti di Hamas, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e della Jihad Islamica Palestinese. E nel febbraio 2025, avrebbe partecipato anche al funerale di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah ucciso in un raid israeliano.
Nominato nel report anche Zaher Birawi, presidente dell'EuroPal Forum e del Comitato Internazionale per la Rottura dell'Assedio su Gaza, considerato uno dei fondatori della Flotilla: nel 2013, Israele, nonostante lui stesso smentisca, ha definito Birawi "un alto operatore di Hamas in Europa", e nel 2012 è apparso insieme al leader di Hamas morto un anno fa Ismail Haniyeh in diversi eventi. Se da un lato ci sono figure come loro, dall'altro c'è chi ancora vuole prendere parte all'iniziativa. E non ci riferiamo ai fedelissimi della causa pro Pal che comprensibilmente sperano di contribuire a qualcosa in cui credono, ma ai vari personaggi che, pur essendo certamente consci degli interrogativi sorti attorno alla missione, continuano a sponsorizzarla. Già dalla prima spedizione, infatti, c'erano dubbi sulla provenienza dei fondi e sulla proprietà delle imbarcazioni utilizzate, così come una galassia di frontman associati ad Hamas o alla fratellanza musulmana. Eppure, sembra che qualcuno dagli errori non voglia (o non possa) imparare.
Questa volta però non sono i "nemici sionisti" (come direbbe la galassia pro Pal) ad aver mosso accuse contro Nawar e il suo giro di soldi, ma la Tunisia, un paese che fa parte della Lega araba. Difficile questa volta gridare all'islamofobia o allo strapotere dell'Occidente.