Quanti sono gli errori giudiziari in Italia? E quanto pesano sul Pil? Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone con l'associazione Errorigiudiziari.com da 25 anni analizzano ed elaborano i dati, finiti nel libro Innocenti (Giappichelli). Dal 1991 al 31 ottobre 2025 i casi sono stati 32.484: in media, poco più di 928 l'anno. La spesa dello Stato tra indennizzi e risarcimenti è spaventosa: poco più di 1 miliardo di euro (per la precisione qualcosa come 1.011.525.925), 29 milioni in media l'anno, senza contare quelli dal 2023 al 2025, non ancora pubblicati.
La malagiustizia è figlia di una subalternità dei giudici ai pm in cambio di reciproci vantaggi per le carriere e le nomine e una sostanziale impunità davanti al Csm, lo dicono le fredde statistiche. Poi c'è un effetto anche sull'economia: il costo di una giustizia che non funziona è di 40 miliardi di euro di Pil persi ogni anno, tra il 2 e il 5% della ricchezza prodotta, secondo quanto dice l'Ufficio studi di Confindustria e quanto ha ribadito recentemente il Guardasigilli Carlo Nordio.
Ma la prima ricaduta è sulla pelle dei troppi innocenti. Si chiamino Enzo Tortora, Beniamino Zuncheddu o Giuseppe Gulotta, diventati loro malgrado simboli di questo sfregio ai principi del diritto. Nonostante alcuni correttivi portati dal Parlamento in questi anni come "la ragionevole previsione di condanna" prevista dalla riforma firmata dall'ex Guardasigilli Marta Cartabia, in due anni ci sono stati 226mila persone assolte in primo grado, come ricorda il deputato di Forza Italia Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio: "Con un filtro affidato a un giudice forte e realmente libero già nella fase delle indagini, solo 50-60mila di loro sarebbero arrivate a processo", ragiona l'esponente azzurro a margine di un'iniziativa per il Sì. I processi "inutili" sono "una sofferenza per chi subisce un giudizio che non sarebbe nemmeno dovuto iniziare, ma anche un problema per i tribunali, intasati da procedimenti che non dovrebbero essere celebrati a scapito di quelli veri in cui ci sono elementi da giudicare", da qui l'incidenza negativa sul Pil.
Secondo le statistiche del ministero della Giustizia analizzati da Lattanzi e Maimone i casi di ingiusta detenzione dal 1992 al 31 ottobre 2025 sono stati 32.262, quasi 949 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Che ci sono costati in indennizzi oltre 925 milioni di euro (925.244.925), circa 27 milioni e 213mila euro l'anno. Soldi nostri, non dei magistrati. Nei primi dieci mesi del 2025 i casi di ingiusta detenzione sono stati 535, per una spesa in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione di poco superiore a 23 milioni e 850mila euro. Parliamo solo delle vittime che lo Stato riconosce, pari al 42% delle 913 domande presentate (in tutto 535), con istanze riconosciute con importi vicini ai minimi di legge.
Quanto agli errori giudiziari, siamo fermi dal 1991 al 31 dicembre 2022: il totale è 222, con una media di sette casi l'anno. La spesa in risarcimenti è salita a 86.206.214 euro (circa 2,7 milioni l'anno). Il 2022 è stato un anno "nero", gli errori giudiziari sono stati 8 e l'esborso per le casse dello Stato è stato di 9 milioni e 951mila euro, oltre 7 volte in più rispetto all'anno precedente. E chi paga per la libertà tolta se, come ricorda Edoardo Montolli nella sua Alcatraz ci sono state solo "ottantanove azioni disciplinari nei confronti dei magistrati, con solo nove, lo 0,15 per cento di 5.933 errori?". Numeri sconvolgenti a cui vanno aggiunte le violazioni della Corte di Strasburgo, "in cui l'Italia eccelle per condanne in violazione della vita famigliare (come potrebbe succedere per la famiglia Trevillon per la Casa nel bosco), della proprietà privata e della seconda parte dell'articolo 6, ovvero per le violazioni dei diritti della difesa, "dove il Belpaese è battuto solo da Russia e Turchia".
"È corretto ricordare che i criteri di elaborazione dei risarcimenti sono molto più discrezionali e variabili rispetto a quelli fissati invece dalla legge per l'ingiusta detenzione", dicono invece al Giornale Lattanzi e Maimone, che per il libro sugli errori giudiziari hanno chiesto la prefazione a Cuno Tarfusser, l'ex sostituto Pg a Milano autore della contestata richiesta di revisione processuale per la Strage di Erba che gli è costata una censura del Csm per aver "disobbedito" a un regolamento interno della Procura generale di Milano. Per arrivare a risarcire Tortora, Gulotta e Zuncheddu c'è voluto un lungo e doloroso iter che quasi mai restituisce vite o reputazione.
"Quello degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni è il più sottovalutato, trascurato e misconosciuto problema dell'intera macchina della giustizia italiana - dicono i due autori dell'analisi - Pochissimi ne conoscono le dimensioni reali, addirittura spesso neanche gli stessi addetti ai lavori. Per questo - dopo aver creato il primo archivio online sull'argomento (Errorigiudiziari.com), realizzato due docufilm (Non voltarti indietro e Peso morto, scaricabili dal sito), pubblicato raccolte di storie realmente accadute (Cento volte ingiustizia, Mursia), contribuito a programmi tv e partecipato a decine di convegni e incontri nelle università, nelle scuole, con i cittadini - abbiamo pensato fosse il momento di realizzare una guida con tutto quello che si deve sapere sul fenomeno dell'ingiusta detenzione. Usando un linguaggio non tecnico, ma rivolto al cittadino qualunque. Per sensibilizzare e far capire".
Chi sono? Da dove vengono, per quali reati mai commessi finiscono agli arresti, quanto tempo ci restano? E quanto devono aspettare affinché la loro innocenza venga acclarata? Come e in quanto tempo verrà risarcita l'ingiustiziasubita? "È un'analisi basata su un campione altamente rappresentativo di ordinanze di riparazione per ingiusta detenzione adottate in un anno. Nessun'altra indagine, né giornalistica né accademica, aveva mai analizzato questa mole di dati". È un viaggio ricco di storie, dati, curiosità, piccole e grandi schizofrenie della giustizia che sbaglia in un'emergenza patologica del nostro sistema. "Con un raffronto aggiornato - mai realizzato prima d'ora, ribadiscono a Giornale - con gli Paesi europei. I dati evidenziano quanto il sistema italiano sia tra i più problematici nel garantire un bilanciamento tra giustizia e diritti individuali. Un'opportunità per ragionare su quello che si potrebbe mutuare dai modelli stranieri più virtuosi e quello su cui invec il nostro sistema riesce ancora a essere migliore".
Ma qual è l'identikit della vittima-tipo di ingiusta detenzione? "Maschio, italiano del Sud, 25-40 anni, in carcere un mese per rapina, furto o estorsione. Assolto dopo tre anni e risarcito dopo altri mille giorni" . Ma quanto potrà incidere il Sì? "Questa riforma non ha nulla a che fare direttamente con gli errori giudiziari né ha mai preteso di poterli cancellare in un colpo solo: del resto sappiamo bene che sarebbe impossibile.
Gli arresti e le condanne ingiuste si possono però fortemente circoscrivere e pensiamo che questa riforma - che riguarda la magistratura, non tutta la giustizia, sottolineano Lattanzi e Maimone - possa contribuire a farlo: assicurando un processo più giusto, più equilibrato e libero dal rischio di quell'appiattimento che troppo spesso vediamo verificarsi fra giudici e pm".