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Intercettazioni, Renzi ai pm: "Non metterò mano alla legge"

Il premier torna alla carica: "I magistrati si devono far sentire con le sentenze". Poi avverte: "Sarebbe meglio non vedere le vicende familiari e i pettegolezzi..."

Intercettazioni, Renzi ai pm: "Non metterò mano alla legge"

Alla fine di una pesantissima settimana segnata dall'inchiesta sull'affaire petrolio, che ha portato le dimissioni di Federica Guidi e ha toccato parecchi ministri del governo, e da uno scontro senza precedenti con la magistratura, Matteo Renzi torna a parlare di giustizia. Lo fa, in una intervista al Tg5, assicurando che "il governno non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni". Non ha, tuttavia, mancato di ricordare ai magistrati che il loro lavoro deve "farsi sentire con le sentenze".

"C'è bisogno di dire con chiarezza una cosa semplice - ha detto il premier al Tg5 - chi è onesto non deve avere paura dei magistrati ma a differenza del passato, quando i politici cercavano il legittimo impedimento, ora c'è un governo che dice 'prego lavorate...'". Ai magistrati, però, non manca di dare un consiglio: "Un giudice deve farsi sentire attraverso le sentenze. Se c'è qualcuno che ruba voglio saperlo". Durante l'intervista ha frenato le voci che impotizzavano una riforma della legge sulle intercettazioni. Non ci sarà. "Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell'usare le intercettazioni", ha spiegato confermando che "le intercettazioni servono per scoprire i colpevoli".

Tuttavia, ha subito sottolineato, "tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali". "Molti magistrati non passano queste informazioni", ha detto nella speranza che "ci sia buon senso da parte di tutti".

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