Otto anni perché la Cassazione cancelli anche l'ultimo, inesistente reato che lo aveva tenuto appeso, una rivelazione di segreto d'ufficio. Alla faccia del "giusto processo" e della sua ragionevole durata come dice la Costituzione. Non c'è vittima di malagiustizia che non voti Sì al referendum sulla separazione delle carriere, l'ex sindaco di Polcenigo dal 2013 al 2023 Mario Della Toffola non fa eccezione. Mentre i suoi bravissimi legali Valter Santarossa di Pordenone e Teresa Billiani di Trieste festeggiamo la fine del suo calvario, l'ormai ex primo cittadino non nasconde il suo malessere per un processo nato da serie di denunce presentate nel novembre 2017 alla Procura della Repubblica di Pordenone dall'allora responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale. Delle 25 ipotesi di reato, sgretolatesi via via tra archiviazione del pm e gip, ce ne sono quattro che l'hanno impiccato a un presunto abuso d'ufficio, il più fumoso dei reati che questo esecutivo ha saggiamente abolito. Della Toffola non si è perso nessuna delle numerose udienze che l'hanno visto condannato in primo grado per la rivelazione di segreto d'ufficio e due ipotesi di abuso d'ufficio su tre, poi cancellate dalla Corte d'Appello di Trieste. "Aver avuto le cosiddette serpi in seno è, come insegna la storia, una delle prove più difficili da affrontare", dice il politico al Giornale, rammaricato soprattutto per i tanti innocenti che suo malgrado sono stati trascinati a giudizio assieme a lui, "tutti assolti per fortuna già in primo grado".
Lei è stato processato per accuse costruite da suoi dipendenti. Perché l'hanno fatto? Erano veri whistleblower?
"Guardi, i termini in inglese servono a nobilitare pratiche delatorie che nulla hanno a che vedere con la giustizia. Tutto è partito dal crollo di un muro, poi si è capito che ero responsabile".
Com'è fare il sindaco da imputato?
"Come camminare con una spada di Damocle sulla testa. Sono stato supportato da tutti quelli che mi conoscono, persino investigatori di Arma e Finanza che non si capacitavano delle accuse che mi erano state rivolte, potevano essere tranquillamente archiviate in fase di indagine"
Preoccupato di non farcela?
"Ho vissuto in una specie di limbo ma ho avuto una serenità di fondo perché proprio ero convinto di aver sempre agito nell'interesse della comunità. Tant'è che lo stesso procuratore, quando c'è stato il rinvio a giudizio, ha detto che non c'era nessun problema di corruzione o concussione ma semplicemente di un sindaco che "voleva costruire il suo consenso", anche se io non mi sarei neppure potuto ripresentare dopo due mandati".
Esondare è un po' il vizio della magistratura, no?
"In campagna elettorale ho sempre sostenuto che il mio ruolo di sindaco non era quello di accontentare i singoli cittadini ma di creare occasioni di sviluppo per il territorio".
A proposito di separazione delle carriere. Ha percepito un eccesso di confidenza tra pm e giudice?
"In primo grado sì, meno in appello. La riforma garantisce procura e giudice".